Atti che documentano l’uso di alcune piante spontanee nel Crotonese (metà del sec. XVI – inizi del sec. XVII)

L’Agricoltura calabrese raccontata attraverso le fonti storiche

 

001 Un pagliaro di pastori nel Crotonese verso la metà del Novecento (foto Archivio ARSAC fornita da Paolo La Greca).

I “pagliari”

Utilizzato fino ad epoche relativamente recenti per impagliare le sedie, per la sua resistenza il fogliame della “Vuda” (Typha latifolia L., Typha angustifolia L.), detta comunemente canna palustre, era utilizzato anticamente per realizzare i “pagliari” nelle campagne, dove trovavano riparo e trascorrevano la notte gli uomini e le loro famiglie impegnati nei lavori stagionali.

Il 16 luglio 1542 si retribuiscono Cola Varano e Francesco Riczo di Cotrone “per lo preczo de macze Cinque cento de vuda per accordio fatto ad r.e de dui incoronati de piso lo cen.ro taglata in loco ditto ad neto le q.ali servero per per fare uno paglaro loco ditto ad Sanda per empirse de pagla per servitio deli voy dela corti per la inbernata, et per starenonce le garczoni la ver.ta d. 1.0.10.”[i]

Un prezioso medicamento

L’uso della Salsapariglia (Smilax aspera) a scopo terapeutico è abbastanza noto ed è documentato a Crotone agli inizi dell’età moderna. Il primo maggio 1606 Gio. Andrea Canale AMD (Artis et Medicinae Doctor) e medico phisico della città di Crotone, certifica che D. Gio. Petro Pignanello della Rocca di Neto, “per ritrovarsi agravato d’alcune ulceri nel filetto et per ritrovarsi di Corpo plethorico non po far moto de Cavalcare senza pericolo d’agravarsi d’infirmità et incorrerni in pericolo de vita et ritrovandosi agravato de podagra nel pie sinistro il q.ale per n(ost)ra Consulta si sta sirupando per purgarsi et pigliar un poco Salsaparilla per ditta infirmita”.[ii]

002 Salsapariglia, Smilax aspera (da Wikipedia).

Corde per tutti gli usi

Oltre alle piante coltivate come la canapa, o “cannavo” (Cannabis sativa), ed il lino (Linum usitatissimum L.),[iii] utilizzate per la fabbricazione di numerose tipologie di corde usate in diversi contesti, anche alcune piante spontanee trovano comunemente tale impiego.

Vi erano le corde “parichiare” “per servitio dele bove dela regia corte”[iv] fatte di canapa (“cannavo”).[v] Queste corde che avevano la funziona di briglie, erano assicurate all’anello di contenimento posto alle narici dei buoi ed erano usate per condurli, ma ne risultano documentati anche altri usi, come quello per “carriyare la frasca”[vi] e per tirare i cantoni della vecchia palizzata.[vii] Vi erano poi le “carraricze” fatte di lino,[viii] mediante le quali si provvedeva ad assicurare il carico. Nell’agosto del 1541 si registra un pagamento “per lo prezio de pisi sei de lino ad ragioni de grana 25 la pisa sendi sonno fatti sei carrarizi”.[ix]

Per questi bisogni e per quello delle imbarcazioni impegnate nel trasporto dei materiali necessari al cantiere, registriamo l’approvvigionamento del cordame neccessario per allestire i paranchi e per imbracare i pesi, come “paromi”[x] o “Capo paroma”,[xi] “cannavo per fare paromi”,[xii] “parichiari”[xiii] e “corda grossa per intagliare li argani”.[xiv]

I “libani”[xv] erano invece corde vegetali ottenute intrecciando lo “Sparto” (Stipa tenacissima L.), utilizzate per le imbarcazioni e per rinforzare la tenuta di recipienti vari di legno, usati per contenere acqua (tine, cati, ecc.). A questo uso erano destinate anche le “cullure” di “barbaschi”[xvi] (Verbascum thapsus, o Verbasso) piante che, in alcuni casi, risultano raccolte nel territorio di Rocca di Neto.[xvii]

Oltre ad essere usati per togliere l’acqua dalle fondazioni, i recipienti di legno erano largamente utilizzati durante la preparazione della calce. L’acqua per la preparazione della calce era conservata in “tini” usati “per poniresente lacqua de la marrama”[xviii] e “de tenirese lacqua in nanti le calcari”.[xix] Alla fine del Quattrocento, per la manutenzione e l’esercizio della “tina dela marrame”[xx] e dei “quact.o tini dove se repone lacqua” a Crotone,[xxi] la corte si approvvigionò di “circhii et barbaschi”[xxii] e di “cati per la marrame”.[xxiii] I manuali cinquecenteschi, riferiscono l’acquisto continuo da parte della corte di “circhi” e di “collure” di “barbaschi” per riparare la tina che conteneva l’acqua per la calce.[xxiv]

003 Verbasso (da Wikipedia).

Il castagno ed altre specie arboree

I manuali di fabbrica compilati a Crotone alla metà del Cinquecento, documentano l’approvvigionato da parte della regia corte di diverse tipologie di manufatti realizzati con il legno di castagno, in particolare di “sporte”[xxv] fatte venire da Taverna,[xxvi] usate per il trasporto dei materiali nei diversi cantieri della città. In altri casi, invece, risulta esplicitamente che tali sporte erano fatte “de vinchi”, o “vrinchi”,[xxvii] termine generico usato per indicare i polloni di alcune specie arboree ed arbustive al tempo ampiamente diffuse nel territorio di Isola Capo Rizzuto, quali il Lentisco (Pistacia lentiscus L.), l’Olmo (Ulmus campestris) ed il Salice (Salix viminalis).

Risultano realizzate con il legno di castagno anche i pali (“levi de Castagni”) usati dagli operai di Mesoraca per cavare “lo Cotraco in lo Cavamento del Castello”, mentre erano realizzati con il legno del Leccio (Quercus ilex) i “Cugni” che gli stessi operai battevano con le mazze per provocare il distacco delle sezioni di questo banco argilloso di consistenza rocciosa.[xxviii]

Eranno realizzate invece con il legno di Frassino (Fraxinus ornus) i lunghi manici necessari per le caratteristiche zappe che utilizzavano gli operai per mescolare la calce nelle fosse: “una hasta longa de frasso servio per fare maruchi alle czappe dela Calce”.[xxix]

004 Un operaio che prepara la calce in una miniatura medievale.

Il cantiere nautico

L’acquisto di gomitoli (“marrelli”) di “brullo”, o “vrullo” (sinonimo dialettale calabrese), oggi detto “giunco” (Juncus effusus L.), è documentato da diverse note riferite agli approvvigionamenti necessari alla costruzione delle barche della regia corte, realizzate alla metà del Cinquecento a Crotone per il trasporto di pietra ed altri materiali ai diversi cantieri, dove si lavorava all’edificazione delle nuove mura della città. In particolare con il giunco si provvedeva alla cucitura e al riparo delle vele delle imbarcazioni, sfruttando la resistenza e la elesticità delle fibre di questa pianta, qualità necessarie alla tenuta delle strutture durante le sollecitazioni prodotte dai venti marini.

“marrelli dece de brullo”.[xxx] “Quaranta marrelli de brullo hanno servito per imbrollare la vela delo barconi.”[xxxi] “Quaranta marrelli de brullo hanno servuto per ayuntare la vela delo barconi”.[xxxii] “novi marr(ell)i de brullo servio per ayuntare le veli del barconi”.[xxxiii] “marr(ell)li sey de brullo per detto barcone”.[xxxiv] “deche marr(ell)li de brullo servero al barcone”.[xxxv]

Riguarda la riparazione e l’allestimento delle velature anche l’uso della “guttumina”, che era un tipo di tela grezza di cotone, resa impermeabile e resistente attraverso la ceratura, utilizzata per riparare e proteggere le vele delle imbarcazioni: “canne dui Cento Cinq.ta de guttumina per le vele dele barche”,[xxxvi] “Canni trenta et mecza de guttumina (…) per le vele de ditte barche”.[xxxvii]

Per il calafataggio dello scafo delle imbarcazioni si utilizzava la “stuppa”, ovvero il cascame ricavato dalla lavorazione di piante come il cotone, la canapa ed il lino: 24.06.1542, “Ad mastro Minico scavello de Cotroni per rotola 15 de stuppa servio per la barca Consignata al moniczionero d. 1.2.10.”[xxxviii]

Per tale operazione era necessaria anche la Ginestra (Spartium junceum L.). In considerazione del fatto che prima di stendere la pece le operazioni di calafataggio prevedevano che il legname dello scafo fosse temprato alla fiamma, si pagavano tari 2 a Nardo Zagarise di Crotone ed altrettanti a Masi Risitano di Crotone, in ragione del fatto di aver portato ognuno “una Carrata de ymnostra siccata per dare la brusca allo barcone”.[xxxix]

005 Juncus effusus (da Wikipedia).

Fonti

[i] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 4, f. 86; fslo 5, f. 104; fslo 6, f. 349v.

[ii] AASS, Fondo Arcivescovile, volume 6A, f. 193.

[iii] 75 pise di “Cannavo” (ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 4, f. 178). “Cannavo” (ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 5, f. 167v). “Cannavo in sarciame” per il bisogno delle barche (ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 5, f. 214v). “Cannavo” lavorato per “il sarciame” delle barche della corte (ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 5, f. 235v). Cannavo per il barcone (ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 85v). Cannavo per fare “paromi” per togliere le pietre della palizzata (ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 54). Cannavo per fare “le paricchiare” (ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 55). Il 5.12.1546: “Ad bestiano capuano comp.o del castello per havere lavorato r.a 5 ½ de cannavo per una corda grossa (…) d. 0.0.10.” (ASN, Dip. Somm., Fs. 197 fslo 2, f. 231). “pisi 35 de cannavo” (ASN, Dip. Somm., Fs. 197 fslo 7, f. 59v). “Cannavo” (ASN, Fs. 197 fslo 8, f. 83). “Parichiara che serve a carriyare la frasca” (ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 150). Parichiari per tirare i cantoni della vecchia palizzata (ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 201). Parichiari e carraricze (ASN, Fs. 196 fslo 6, f. 243v). Lenza grossa per prendere le misure della fabbrica (ASN, Fs. 196 fslo 6, f. 324). 17.06.1542: “Ad m(ast)ro paulo stricagnolo de Cotroni p(er) tanta corda et saguli p(er) fare carrichare alla barca se fa nova et la sagula alla Serra che mina ant.no de olivo d. 0.0.5 ½” (ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 4, f. 62). Corda per le barche e per la serra di Antonino olivo (ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 328v). Cordame vario consegnato al monizioniero (ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 334). Si comprano corda, sagola, spago, etc. (ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 343v-344). “gumina” (ASN, Dip. Somm., Fs. 197 fslo 2, f. 104v). “gumina pisata r.a 95 (…) d. 9.2.10” (ASN, Dip. Somm., Fs. 197 fslo 2, f. 153). “gumina” (ASN, Dip. Somm., Fs. 197 fslo 8, f. 94). Una “gumina” (ASN, Dip. Somm., Fs. 197 fslo 7, f. 67v). Pet.o Jacomino de Cotroni fornisce “duj pilegij”, “passi tre de Corda”, e mezzo rotolo di “sivo” (ASN, Dip. Somm., Fs. 197 fslo 7, f. 94v). Spago per aggiustare una serra (ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 117).

[iv] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 5, f. 162v.

[v] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 55.

[vi] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 150.

[vii] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 201.

[viii] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, ff. 41 e 243v.

[ix] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 41.

[x] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, ff. 31v, 36.

[xi] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 92.

[xii] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 54.

[xiii] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 201.

[xiv] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 31v; fslo 7, f. 94v.

[xv] ASN, Dip. Somm., Fs. 197 fslo 2, f. 68v; fslo 7, ff. 31 e 122; fslo 8, ff. 6 e 48v.

[xvi] ASN, Dip. Somm., Fs. 197 fslo 2, ff. 120, 151v; fslo 7, ff. 100v, 101v, 115.

[xvii] ASN, Dip. Somm., Fs. 197 fslo 2, f. 173; fslo 7 f. 164.

[xviii] Fonti Aragonesi, Fabrica Castri Cotroni, p. 22.

[xix] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 2, inc. 1, f. 29.

[xx] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 3, f. 3v.

[xxi] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 2, inc. 3, f. 12v.

[xxii] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 1, f. 27v, 36v; fslo 3, f. 12.

[xxiii] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 3, f. 2v.

[xxiv] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, ff. 229v, 243; Fs. 197 fslo 2, f. 120; fasc. 7 f. 164.

[xxv] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 5, f. 86.

[xxvi] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 328v.

[xxvii] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 5, f. 54v; fslo 6, ff. 24v, 290.

[xxviii] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 201v.

[xxix] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 349.

[xxx] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 5, f. 34.

[xxxi] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 5, f. 82.

[xxxii] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 323v.

[xxxiii] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 23.

[xxxiv] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 134.

[xxxv] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 201.

[xxxvi] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 5, f. 82; fslo 6, f. 323v.

[xxxvii] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 349v.

[xxxviii] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 334.

[xxxix] ASN, Dip. Somm., Fs. 196 fslo 6, f. 196.

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Publicato da Arsac Ufficio Marketing Territoriale

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