L’Agricoltura calabrese raccontata attraverso le fonti storiche
di Pino RENDE Arsac Centro Divulgazione Agricola n°11

Il ritrovamento in un mercatino antiquario locale, di due libricini in-quarto dove sono stati annotati i conti relativi alle attività condotte in alcune annate tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, pertinenti ad una azienda agricola con possedimenti nell’area di Arena – Dasà – Acquaro – Limpidi, abitati oggi in provincia di Vibo Valentia, ci consente di ricavare qualche informazione circa le attività agricole maggiormente praticate al tempo in questi luoghi.

La manodopera
Tra queste primeggia certamente la coltura olivicola, come evidenzia il cospicuo impiego di manodopera nelle diverse località in cui esistevano gli oliveti appartenenti all’azienda agricola vibonese in questione. A cominciare dai lavoratori addetti nell’inverno a zappare il terreno nei diversi appezzamenti, per mantenerli netti dalla vegetazione spontanea, ossia gli “Uomini di rampa e derrama per le ulive”, al lavoro nelle seguenti località: “rampa rinella” (12), “Somiatori” (7), “Goteri e arcisano” (10), “Calvario” (8), “Coccalo e Goleo” (10), “Gugliarmello” (14), “Derrama Coccalo” (3), “rinella derrama” (3). Il 7 gennaio 5 lavoratori sono segnalati a “Guagliarmello” e l’8 gennaio 3 a “Gualiarmello derrama”. Il tutto per complessive 75 giornate fatte a zappare “gli ulivari” durante questi primi giorni del 1888.
Seguono questi altri dati: 19 gennaio “derrama Gugliarmello” (4), 20 gennaio “Gugliarmello derrama” (5), 21 gennaio “Gugliarmello derrama” (4), 26 gennaio “Gugliarmello derrama” (5), 27 gennaio “Gugliarmello derrama (5), 30 gennaio “guagliarmello derrama” (6). Il primo febbraio 1888 a “cerna” per la “puta” lavorarono 15 uomini, mentre 10 furono impegnati il 3 e 4 febbraio a “gugliarmello per derrama”, e 6 il 9 febbraio a “goteri derrama”, altri 12 uomini lavorarono alla “puta” in questa località. 20 febbraio “derrama e somiatori (7), 22 febbraio “somiatori per derrama” (10), 23 febbraio a “rinella der.ma” (5), 25 febbraio a “rinella derrama” (6), il 4 marzo (domenica) a “goteri” (6), più a “goteri” (4), 6 marzo al “Calvario” (6), 7 marzo al “Calvario” (5), 8 marzo a “rinella” (6). Per un totale di 127 giornate fatte dagli lavoratori impegnati dal 19 gennaio all’8 marzo.
Per quanto riguarda invece la cura dei seminativi, sono menzionati i seguenti impieghi degli “Uomini per zappa di Gugliarmello”: 6 febbraio (17), 7 febbraio (18), 8 febbraio (18), 9 febbraio (18), 10 febbraio (31), 11 febbraio (5). Altri 6 uomini zapparono a “Brognia” il 14 febbraio, ed altrettanti l’11 e il 12 marzo a “coccalo”.
Il 14 e il 15 marzo sempre 6 uomini furono impegnati nella potatura lavorando ad “annettare ulivi a fatò”, più uno a “piantare ceppi”, mentre altri 6 lavorarono a “coccalo”. In queste due giornate gli uomini furono impegnati anche alla “liga per le vignie” a “Cerna” (11), “Carrà” (8), e “Coccalo” (6), e ad “annettare a somiatori”, mentre il 21 ed il 22 marzo altri 11 uomini zapparono a “Coccalo”.
Altre giornate di lavoro risultano il 23, 24 e 25 marzo per zappare a “Carrà” (15 ½), il 29 e 30 a “Gugliarmello” per “atterrare” (18), idem a “Giannotta scopacasa” (9), idem a “tigani” (6). Fino al 13 aprile a “fatò” (21), fino al 16 aprile “al cerna” (13), il 17 aprile “alla cerna” (5), il 18 aprile “alla cerna” (4), il 19 aprile “alla cerna” (4), il 20 aprile “alla cerna” (4), il 24 aprile a “caccolo” (5), il 30 aprile a zappare “alla cerna” (9), il primo maggio “alla cerna” (11), il 3 maggio “alla cerna” (10).
Nel proseguo del mese di maggio diversi uomini furono impegnati a “zappare il granone (mais) a gugliermello”: 7 il 21 maggio, 8 il 22 maggio, 9 il 23 maggio e 10 il giorno appresso. Il 23 maggio 8 uomini lavorarono “per mietere sulla al fagotto” e 6 il 28 maggio “a Carrà”. Il primo giugno 8 uomini furono impiegati “per intorchiare il fieno”, il 7 giugno 11 lavorarono “per mietere il fieno”, mentre 8 il 10 giugno lavorarono per “intorchiare il fieno”. Il 22 ed il 28 giugno 11 uomini lavorarono “per mietere avena e il grano a gugliermello” mentre altri 6 uomini e 2 donne lavorarono il 13 e 14 luglio “per pisare”.
Il 5 luglio 11 uomini lavorarono “per rampare per la sulla a gugliermello, 2 “alla montagnia”, 4 ai “Palmenti”, 6 a “fagotto”, e 4 per la “rampa a rinella”, mentre altri 9 uomini furono impiegati il 17 ottobre per la “rampa” a “Coccalo” ed atri 2 “per fare le fave e zappare l’orto”. Il 6 novembre un uomo lavorò “per zappare a coccalo per la rampa” mentre altri 12 lavorarono “a minuto”.
Anche se per l’anno 1888 non è segnata la spesa sostenuta per retribuire questi lavoratori, dalle annotazioni relative all’anno seguente (1889) sappiamo che la giornata di lavoro di un uomo addetto alle comuni operazioni di coltivazione (“zappare”, “annettare”, “piantare la vignia e scqadrarla”, “all’orto”, ecc.) era di 1– 1,05 lire mentre le donne erano pagate la metà (50 centesimi al giorno). In altri casi, come nel maggio 1889, la paga della giornata risulta maggiore, perché in questa sono conteggiate le “spese” per gli alimenti dovuti al lavorante per consuetudine.
Nelle località menzionate risulta che complessivamente furono raccolti tomoli 1 e 1/8 di “Granone” (mais) per semenza, tomoli 7 di “avena” per semenza, tomoli 3 e 6/8 di “grano” per semenza e tomoli 3 e 6/8 di “grano”, oltre a 31 tomoli di “avena”. In questo periodo diversi uomini furono impiegati per “passare la terra” e “atterrare l’avena”, mentre le donne lavorarono a “zappare l’avena”, ad “annettare l’avena”, e a “pulire il grano e avena”. In giugno e luglio si pagarono gli uomini per “mietere” e si retribuirono con una paga comprensiva della “spesa”, quelli impiegati per “pesare”, e le donne per “incarrare”. Per due giornate di un “paricchio” (paio di buoi) furono pagate lire 4,25.

La raccolta delle olive
Per “la raccolta degli ulivi” dell’anno 1891 gli “uomini” lavorarono il seguente numero di giornate: 30 a “Raropa”, 25 a “Derrama fatò” più altri 12 fino al 14 gennaio, 6 a “goteri” (25 gennaio), 3 a “Galeo” (26 gennaio), 4 a “Coccalo (27 gennaio), 7 a “Goteri” (28 gennaio), 2 e ½ a “Goteri” (27 gennaio).
Questo impiego di uomini per la raccolta si dimostra comunque occasionale. Più comunemente, infatti, questa operazione era affidata alle donne, con le quali era stabilito un “accordo” all’inizio della raccolta, valido per tutta la campagna. Donne per raccogliere le olive della “Cannaletta” nel 1886: fino al 22 ottobre n.o 8, il 23 ottobre n.o 3.
Per la “Raccolta olearia 1896 e 97” i nomi delle “Donne accordate” risultano: Carnovale Domenica, Giulia Parisi, Catarina Parandelli, Rosa Galati, Veneranda Scarmuzzino, Francesca Galati. Per quanto riguarda l’annata successiva (1897-98), risultano segnate anche 5 giornate lavorative di donne impiegate “A giornata”.
Per la “Raccolta Olearia 1896-97” a “Fatò e Coccalo e Goteri” e “Prestinace”, la raccolta iniziata in dicembre, proseguì tra gennaio e febbraio. Nello stesso periodo furono raccolte le olive negli appezzamenti dati a colonia: a “Giannotta Scopacasa Goleo e Sumiatori”, a “costa di Calcaterra”, a “Serra di Nicola Bruni alla Chiesa di Bracciara”, a “Rinella”, a “Goteri e Giannotta Minà” (dove le operazioni di raccolta si prolungarono fino agli inizi di marzo), a “Gugliermello”, a “Palangati e Talamo Macrì”, e a “Cannaletta”.
Per la “Raccolta olearia 1897-98” i nomi delle “Donne Accordate” risultano quelli di: Giulia Parisi, Domenica Carnovale, Maria Rosa Galati, Domenica Galati, Pasquala Scerra, Francesca Galati, Catarina Iaconis, Catarina Malvaso, Tomasina Iocolari, Rosa Lochiatto, Annunziata Zucalà, Fortunata Lamanna, Rosa Parisi, Pasqualina Sorrento, Mariantonia Lochiatto, Catarina Curolea, Teresa Barbieri, Mariangela Zappone, Rosa Malvaso, Catarina Pantaleo, Veneranda Zappone. A “Fatò” raccolsero Giulia Parisi e Domenica Carnovale.
Durante questa campagna (annata 1897-98) risultano annotate 16 “Gabelle di ulive” date per la raccolta. “Lenza” di Nicola Bruni data a Pasquale Pantaleo, “Rinella” data tutta a Francesco Ferraro e Giuseppe Marino, “Goleo” data tutto a Francesco Frateo, “Iterio e Gollà” a Giuseppe Sangiliano mugnaio, “Sarleto” di Filardo Anostro fu data a Nicola Barilaro di D.co, “Giannotta Scopacasa” fu data a Giuseppe Cirillo e Vincenzo Crupi, quest’ultimo tiene solo “il di Sorleto a fianco alla cannaletta”, “Fiumarella e Prestinace” a Pietro Iaconis Parandelli, “Cannaletta” a Pietro Cirillo e Giuseppe Rettura, “Calvario” a Domenico Scarmuzzino Pio, “S. Nicola” a Vito Pizzonia, “Palangati” a Guardiano Macri, “Sumiatori” a Pietro D’Agostino fu Matteo, “13.a Giannotta Minà” a Giuseppe Malvaso, “Proppetta” a Carnovale Domenico Antonio fu Pasquale, Giuseppe Pardea fu Fortunato, Domenico Carolea di Francesco, “14.a Gugliermello Brogna e Coccolo” a Giuseppe Malvaso fu Pietroantonio e Vincenzo Crupi, e Gaetano Sette, “15.a Cicero” a mastro Pasquale Galati, “16.a Costa di Calcaterra”.
Nella campagna 1898-99 gli oliveti dati a colonia risultano: “1.o Gugliermello” a Vincenzo Crupi, Guardancelo e Gaetano Setti; “2.o Giannotta Scopacasa” a Giuseppe Cirillo e Genero Pizzonia; “3.o Giannotta Minà” a Giuseppe Pardea, Domenico Antonio Gozzo, Domenico Curolea di Francesco e Giuseppe Acquaro fu Domenico; “4.o Serra della Chiesa di Bracciara” a Pasquale Pantaleo; “5.o Sumiatori” a Pietro D’Agostino; “6.o Iterio Fallà e Cicero” a Giuseppe Sangiliani; “7.o Rinella” a Giuseppe e Francesco Ferraro; “8.o Calvario” a Martiniano Iaconis; “9.o La costa di Calcaterra” a Mastro Pasquale Galati; “10.o Valle di S.o Giuliano” a Mariano D’agostino e suo cognato; “11.o Fiumarella” a Pietro Parandalle; “12.o Goleo” a Francesco Fratta; “13.o Goteri e Sortelo” a mastro Vincenzo Cusentino, che “sta sopra strada” con altri, mentre “sotto strada” gli olivi furono detenuti da Giovanni Labate.
Per quanto riguarda invece la campagna dell’annata successiva, l’“Ingabellamento di ulive pel 1899-1900” risultò il seguente: “Licastro e Brogna” a Matilde Bongiovanni e Annunziato Fratea. “Giannotta Minà” a Domenico Antonio Gozzo, Pasquale Scerra e Giuseppe Malvaso fu D.co. “Gugliermello” a Sette Gaetano, Vincenzo Crupi Campana, mentre “il terzo” colono non era ancora subentrato. “Sera dei Bruni” a Pasquale Pantaleo. “Costa di Calcaterra” a mastro Pasquale Galati fu Giantomaso. “Cicero Fallà e Iterio a Giuseppe Sangiuliano. “Rinella Calcaterra” non risultava ancora concesso. “Rinella grande” a Giuseppe Marino e Pasquale Annetta. “Palangati” a Pasquale Macrì guardiano. “Brancere sequerà marito della Pizzonia”.
Le “Ulive date per il 1900-1901 furono: “1.o Gugliermello” a Gaetano Setti, Vincenzo Crupi Campana, e Giuseppe Malvaso guardancelo. “2.o Giannotta” a D.no Antonio Gozzo, Pasquale Sacca e Nicola Scarmozzino Gelico. “3.o Brogna e Licastro” a Vito Pizzonia e suo figlio Giuseppe.
“4.o Chiesa di Bracciara” a Michele Franzè. “5.o Costa di Calcaterra” a Pasquale Squillacioli e Nicola Annetta. “6.o Rinella Calcaterra” a Nicola Annetta e Pasquale Squillacioli. “7.o Rinella sotto” a Giuseppe Manna. “Iterio Cicero – Fallà” a Giuseppe Sangiuliano. “9.o Palangati” a Pasqaule Macrì Guardiano. “10.o Carrà” a Pasqaule Macrì. “11.o La Costa di Bracciara” era “Restoppia”. “12 Fiumarella” a Pietro Iaconis e Giuseppe Scarmozzino. “13 Un pezzo a Bracciara” a Giuseppe Carnovale fu Pasquale. “14 Coccalo” a mastro Giuseppe Buttara.

Le stime
Per determinare l’importo dei canoni dovuto dai coloni relativamente agli appezzamenti ricevuti dal proprietario, ognuna delle parti realizzava una propria stima, fatta da persone del luogo pratiche del mestiere. In questo caso tra gli appunti annotati nei nostri libretti ricorrono numerose le stime dei fondi concessi, di cui offriamo qualche esempio che riportiamo integralmente.
“Estimo Totaro
Fatò Frasca salmi 21,4 / Vignia 3/8 D. 24,00 / messina Frasca 1.a qualità 9,4 / 2.a salmi / Salmi 3 a D. 16 3,3”
“Piante di ulivi di Fatò / Di sopra / Pezzo del piano n.o 31 / nella vignia n.o 27 / pezzo di sotto n.o 12 / 70 / la buona a D. 21,00 / La salma / 3 salmi a D. 16,00.”
“Estimo Giannotta Minà
Piante pezzo di sopra n.o 99 / pezzo di sotto n.o 90 / 189 / Frasca di ulivo tomoli 430 / salmi 33,6 / a D. 18,00 importa D. 967,30 / terra libera angra D. 018,00 / Foglia serica sacchi 9 / a grana 50 importa 43,00 / angra 4/8 D. 30,00 / canni mazzi 4 D. 06,00 / pioppi D. 06,00 / 87,00 / Totale D. 1072,50.
Estimo Palangati
Frasca di ulivo tomoli / 140 pari a salmi 17 a D. 22,00 / importano D. 374,00 / Foglia serica sacchi 6 / a D. 5 importa D. 030,00 / Terra sottacqua 2/8 D. 020,00 / Canni mazzi 5 a g.a 15 im. D. 007,50 / Fichi D. 004,00 / Terra libera 4/8 D. 008,00 / Totale D. 443,50
Numero Piante di ulivo / esistenti a Fatò e Anna / messina
Fato Cognetta n.o 070 / Fatò Giancotti n.o 217 / Anna messina n.o 047 / Totale n.o 334
Giannotta mina n.o 200 / Crupi Goleo n.o 022 / Totale 556.”
“Estimo di Sarlete di / Filarde e costeroso / di maddalena mia sorella / a 1:a Novembre 1888 fatta / da m.o Fran.co Iaconis
I.o Querci D. 13,00 / Castagni D. 20,00 / Ulivi salmi 11 / Salmi 4 a D. 20,00 D. 80,00 / Salmi 4 a D. 18,00 D. 72,00 / Salmi 3 a D. 16,00 D. 48,00 / 235,00.”
“Estimo del fondo Annamessina / di Fiammifero piccolo.
D. Domenico Fiammifero portò / per suoi periti m.o Vincenso / Cognetta e Pietro Cirillo / Io a m.o Francesco Iaconis.
Perizia
M.o Vincenzo Cugnetta portò / tomoli 160 salmi 20,00 / Iaconis tomoli 154 salmi 19,2 / Cirillo tomoli 152 sal. 19,00 / a D. 20,00 la salma.
Questa sarebbe la parte che / spettò a Fiammiferello in tutto / i piedi di ulivo periziati sono / numero 77 e i periti conosco / il limite perché io perchè io glie / lo fece osservare per le consegnavi.”
“Estimo oliveto Bracciara / di D. Nicola Bruni / fatto 1888. / Frasca di ulivo sal / mi 9 a docati 20 / im / porta D. 180.
Angelieri
Vigna 3/8 D. 12 / terra libera tomolati 2 D. 0,48 / piedi di castagnio e / querci n.o 38 castagno D. 004 / alberi di frutto D. 002 / Totale D. 066.”

L’olio
Le olive trasportate dai luoghi rurali di produzione ai frantoi esistenti nei centri urbani, dopo essere state sottoposte alla frangitura mediante mole di pietra, passavano ad essere spremute con un “torchio”, o “strettoio”, detto “la machina” per ottenere l’olio. Tra le spese annotate nei nostri libretti risultano i “Viaggi dell’asini per trasporto degli ulivi di Gugliormello fatti a Solea”: fino al 19 novembre 4 viaggi (che pagano gli altri), 20 novembre 2 viaggi, 27 novembre 1 viaggio, 28 novembre 4 viaggi, 16 e 17 dicembre 4, 3 e 4 viaggi, mentre esiste il “Ricordo di quelli che si portarono gli ulivi a Dasà anno 1885”: mastro Domenico Lochiatto, Imbastara, genero di mastro Giuseppe Cosentino, Stramandinoli, mastro Peppino Campisi, muratore, D. Matteo, Mariantonia Nicolaci Gorilla, Brundo cognato di mastro Rosario, Ciucciara, Quattroruvo figlia di Tudera mugliera Quattroruvo, Caravella.
A riguardo invece del torchio, alcuni particolari della sua struttura si evidenziano scorrendo l’elenco delle spese riguardanti alcune riparazioni effettuate nel corso del 1893 (“Spesa per l’accommodo della machina fatta l’anno 1893”): 27 giornate di lavoro dei mastri “Fallegnami” (lire 57,37), “Piperniere” (lire 18,00), la manifattura di una “conocchiola fatta in ferro” (lire 26,05), il ferro per questa “conocchiola” (lire 10,70), 2 “Tavole” (lire 1,70), “Spesa per il maestro e ferro” (lire 2,70), “legniame comprata” (lire 2,20), il 16 luglio fu pagato il “forgiaro Ciardullo dei conocchiali gaffe ed altro” (lire 12,00), al 24 ottobre “due conocchiali dell’asso accommodati in ferro perché rotti agli angoli” (lire 28,53).
“Olio improntato nella machina anno 1885”
Dal 10 al 29 ottobre risultano: Peppa (rotolo 1), Marina Carnovale moglie di Velardino (r. 2), Dom.co Cirillo di Pietro (r. 2), Vincenzo Crupi Ciucciaro (r. 2), Rosa Citino Mammina (r. 1), m.o Dom.co Lopresti (r. 1), m.o Pruppuni (r. 2), m.o Feliceantonio Iaconis (r. 1), Dom.co Palermo Incinna (r. 1), Pietro Talomo (r. 1), Giuseppe Carnovale Velardino (r. 2), Pietro Cirillo (r. 2), nipote di m.o Abramo Ferruzza Pietro Comite (r. 1), Pasquale Satano (r. 1), Caimo (r. 1), molinao Gullà (r. 1), Pasquale Solea (r. 1), Marcantonio Carnavale (r. 1).
“Olio Comprato” dal 25 ottobre al 23 novembre 1885 espresso in cafisi e pagato in moneta (ducati e grana): il molinaro (cafisi 2,0 D. 03,40), molinaro (cafisi 3,6 D. 05,94), Ferruzza (cafisi 1,0 D. 001,70), Fortunata Parisi (cafisi 3,0 D. 05,10), Pifiano mezzo (cafisi 0,6 D. 00,85), m.o Bruno (cafisi 3,0 D. 05,00), Molinaro (cafisi 1,6 D. 02,35), Dom.co Lopresti (cafisi 07,6 D. 12,75).

L’orto
A parte sono annotate le spese per la manodopera impegnata al vigneto e all’orto esistenti in località “Cerna” dove, tra gli “uomini messi per la coltura anno 1893”, risultano segnate 248 giornate di lavoro “per la scirpa alla cerna” e 15 “per piantare la vitame”, oltre a quelle di 14 donne impiegate “per pulire la scirpa”. Qui per “l’orto della Cerna fatto da Vittorio l’anno 1893”, dovettero essere sostenute, tra l’altro, anche quelle relative allo “stabio di limpidi”, alla “Cavalina” e “per le orgenicale”, oltre alle spese per trasportare questo letame sul posto, per cui furono necessarie 19 giornate “de asini della favorita”, ciascuno con 3 “ruvaci” (recipienti), che furono in tutto 57 “viaggi”, i quali “a tre ruvaci il viaggio” furono “ruvaci” 171. Considerata il costo di 3 soldi a “viaggio” (1 soldo = 5 centesimi), la spesa fu in tutto di lire 25,65. L’uso prevedeva infatti che oltre all’affitto (Pietro Cirillo ebbe il fitto dell’orto per il triennio 1889-1891 al prezzo annuo di lire 9.35) l’affittuario si facesse carico anche di una parte di alcune spese conteggiando “tutte le stime e servizi”.
Il Fico
Tra i fruttiferi coltivati una particolare importanza aveva il Fico, come testimoniano alcune annotazioni. “Fichi venduti anno 1883 a ducati 3,40”: “24 febbraio mastro Martiniano rotoli 24 ½ con tara, mastro Marino 22 ½ con tara”.
“noto di fichi / A 10 Pasquale Galati rotoli 49, a 13 Pasquale Galati rotoli 23 ½. / 7 marzo Pasquale Galati fichi rotoli 22 ½ più altri 20 ½ per un totale di rotoli 43,0 / 14 Pasquale rotoli 27 / Gabriele rotoli 23 per un totale di rotoli 50,0 / 21 marzo Pasquale Galati prese fichi rotoli 24 ½, 24 marzo D. Matteo prese fichi rotoli 51 ½ a D. 4,40, 28 marzo Pasquale Galati rotoli 24 ½, fratello 23 ½ per un totale di rotoli 48,0.
Fichi (21 aprile 1883): Pasquale Galati (rotoli 17 ½), suo fratello (rotoli 18), altro suo fratello (rotoli 17 ½) per un totale di rotoli 53. / Fichi “buoni” (2 maggio) a ducati 4,50: Pasquale Galati (rotoli 19) più (rotoli 17 ½), per un totale di rotoli 36 ½. / Fichi venduti (7 aprile 1883): Bongiovanni (rotoli 17 ½), Matilde Scarmozzino (rotoli 16). / 14 aprile: Pasquale Galati (rotoli 17 ½), Nicola Galati (rotoli 17 ½), Gabriele Galati (rotoli 17 ½), Bongiovanni (rotoli 23 ½), Matilde (rotoli 19), Gerardo (rotoli 19 ½). / Fichi venduti (aprile 1883): figlio di mastro Raffaele piccoli (rotoli 40 ½), grande (rotoli 18 ½) con la tara del sacco, figlio di mastro Fortunato (rotoli 20 ½). / 7 aprile: due figli di mastro Raffaele (rotoli 38), un altro figlio (rotoli 21) “fuori tara e stradia” per un totale di rotoli 59, figlio di mastro Fortunato (rotoli 29).
Fichi venduti al figlio di mastro Fortunato. A 13 gennaio 1883 rotoli 45 a ducati 4,00 il cantaio. / 25 gennaio 1883 Pietro Malini: Fontana Ceppo rotoli 13, Minanti 5 ½, per un totale di rotoli 18 ½. Canale Ceppo rotoli 14, Minante rotoli 6, per un totale di rotoli 20.
Fichi venduti al figlio di mastro Fortunato. A 13 gennaio 1883 rotoli 45 a ducati 4,00 il cantaio. / 25 gennaio 1883 Pietro Malini: Fontana Ceppo rotoli 13, Minanti 5 ½, per un totale di rotoli 18 ½. Canale Ceppo rotoli 14, Minante rotoli 6, per un totale di rotoli 20.

I boschi
I terreni boschivi da cui si ottenevano le castagne e le ghiande (“Ianda”) per l’alimentazione dei suini erano in parte dati in affitto, mentre un’altra parte del frutto era raccolto e venduto direttamente dal proprietario. Il 10 ottobre 1885 Domenico Antonio Nardo di Limpidi prese le castagne del castagneto “Cerna” per grana 50 da pagarsi entro 10 giorni. Ne furono testimoni mastro Michele Ierfida “vavuciaro” di Arena e il figlio del fu Ferdinando Foca di Acquaro.
Per quanto riguarda il “Fitto di Ianda 1898-99”, Giuseppe Crupi fu Domenico Porcio e Giuseppe Acquaro fu Domenico ebbero “tutta quanto esce la ianda di Cicero Brogna e sculocapa a matandro al prezzo di grana 55 il tomolo”, mentre a Vincenzo Crupi Campana fu data “tutta la Ianda di Rinella Somiatori e S. Catarina al prezzo di grana 55”. “Castagni e anda” di “Sarleto e Biasi” andarono invece a Pasquale e Giuseppe Scarmuzzino.
Per il 1898 furono “ingabellate” le castagne e le ghiande di “Sarleto, Biasi e Gallo” ai fratelli Giuseppe e Pasquale Scarmozzino a seguito di perizia e per il seguente prezzo: le castagne a lire 3,00 il tomolo e le ghiande a lire 2,55.
Sempre per quanto riguarda le “Iande venduti al 1898”, in località “Soreto – Favorita” furono prodotti tomoli 30 di ghiande che furono vendute a Vincenzo Procopio fu Antonio da Monsoreto al prezzo di lire 1.70 al tomolo. La ghianda di “Matandro Cicero e Brogna” tutta al prezzo di grana 55 il tomolo fu venduta a Pietro Ciriusei, quella di “S.a Matalena” a Giuseppe Scarmuzzino, e quella di “Cerna” a Giuseppe Manno, Francesco Ferraro, Giuseppe Annetta e Pasquale Annetta. Per quanto riguarda la ghianda della “Favorita” (1900), questa fu venduta tutta a grana 40 il tomolo a Pasquale Carnovale fu Pietro e ad Alario Gerardo.
Oltre ai suini allevati direttamente dall’azienda vi erano i “Porci dati a credenza”: uno andò a mastro Bruno Scarmozzino (ducati 2,70), uno a Raffaele Lezza (ducati 2,40), uno a Mangia e Dormi (ducati 2,40), e uno a Felicantonio Scarmozzino (ducati 2,60).

Carbone e legname
Per quanto riguarda la produzione di “Carbone” a “Rinella”, il 6 gennaio furono pagate lire 6, ad Annunziato Bonetti, mentre l’11 gennaio gli furono dati 4/8 di granone (lire 4.45) e 4/8 di “orzo” (lire 4.00). Il 15 gennaio furono dati 2/8 di “orzo” (lire 2.02), ed il 24 gennaio a Nunziato Bonetti lire 5.00 + 2.60. Detraendo la spesa complessiva di lire 24.07 dal valore del carbone prodotto che fu di lire 41,75, ci fu un guadagno di lire 17,68.
Il “Carbonaio” Raffaele Scoleri il 10 gennaio ebbe 2/8 di “granone” (lire 2.20) più 2/8 di “orzo schio” (lire 1.50) più in denaro lire 2,00, per un totale di lire 5,70. Per quanto riguarda la vendita del carbone, il 28 gennaio 1899 furono venduti quintali 10 e chili 15 per un importo di lire 25,35. Il 30 gennaio furono venduti quintali 5,65 di carbone, che sommati al quantitativo precedente fecero in tutto quintali 15,80 per un importo di lire 39,50.
Altro carbone fu venduto il 20 gennaio 1899 ricavando lire 16.57, più il carbonaro ne ebbe chili 77.00. Al 21 gennaio un’altra vendita consentì di incassare lire 3.20. Al 30 gennaio furono venduti a diversi particolare complessivamente quintali 13,50 di carbone. Per quanto riguarda invece la “Rinella” tra la fine di gennaio ed i primi di febbraio furono venduti quintali 9.50 di carbone a diversi particolari.
Provenivano dai boschi di Soreto i pali utilizzati per i lavori agricoli (vigna, ecc.), come segnala una nota relativa all’anno 1891: “In Febraio quelli che fecero i pali mandati dalo figlio di Protopapa a Sareto furono”: “Felice Mercurio del casale domiciliato in danami” e “Giuseppe Papone di Danami”.
Il legname locale fu utilizzato anche per la “Fabrica del casino della montagnia fondo marzano” fatta il 1889, quando furono sostenute le seguenti spese: “Maestri di fabrica” (lire 116,12), “per mattoni e tegoli (lire 240,67), “legnami e ferramenti” (lire 227,17), “maestri fallegnami per la copertura e porte” (lire 25,00), “uomini e donne” (lire 86,34), “più per cacciare le pietre” trasporto (lire 127,25), “calce” (lire 10,00), per un totale di lire 734,55. Aggiunta la spesa di lire 307,68, tutta la spesa fu di lire 1042,23. I lavori edilizi proseguirono anche durante l’anno successivo come testimoniano le annotazioni circa le spese della “Fabrica fatta l’anno 1890 a marzano per fare l’altra stanza” che assommarono a lire 307, 68.
Per alloggiare le maestranze impegnate in questi lavori, durante l’annata 1889-1890 fu realizzato anche il “pagliarone di marzano” nella “montagnia”, dove fu attiva una “carcara” per la cottura di tegole e mattoni.

Il pascolo
Anche se nel nostro documento non compaiono note riguardanti direttamente il pascolo, alcune annotazioni testimoniano comunque dell’importanza di questa attività nell’area in questione, come nel caso delle note che si riferiscono ai danni fatti dagli animali pascolanti alle coltivazioni prossime ai terreni concessi alle mandrie di ovi-caprini e di bovini dei forestieri del casale di “Cesarelli”. In questi casi sono riportati sia i nomi dei “Foresi” del casale addetti alla custodia degli animali, sia il nome dei testimoni del luogo che avevano potuto constatare i danni procurati.
Attraverso la “Nota dei danni che fanno nelle nostre proprietà i Foresi di Cesarelli”, apprendiamo che nel marzo 1886 le capre guidate da Raffaele Gerace fu Michele di Arena, avevano danneggiato il castagneto “della cannaletta”. Ne erano stati testimoni “massaro Sette e la moglie” assieme a Giuseppe Papillo fu Domenico, Antonio e figlio de Dom.co Gentile Chiodo, e Raffaele de Agostino fu Giuseppe di Arena.
Il 27 novembre 1890 “gli animali di Cesarelli furono dentro la vignia di Antonio a carra”, come potevano testimoniare lo stesso estensore della nota, Giuseppe Cosentino e mastro Pasquale Iaconis. In quella occasione i foresi che ne avevano la custodia furono Dom.co Majolo di Antonino e Micantonio di Cicilia.”
“Animali di Cesarelli che pascolano nei fondi nostri anno 1890”: Il 29 novembre gli “animali caprini” di cesarelli furono dentro “li costieri di Sarleto e biasi”, quelli che li guardavano erano Giuseppe Vertuli fu Michele, e Domenico Majolo de Antonino. Testimoni furono Cimento con la moglie e la figlia, e la moglie del massaro Peppino.
Al primo dicembre gli animali caprini di Cesarelli furono dentro “Sarleto e cannaletta”. Quelli che li guardavano erano Giuseppe Vertuli fu Michele e Domenico Antonio de Cicilia. Testimoni furono: Giuseppe Lochiatto, massaro Cimenta, il “massaro nostro”, e Geraci Vincenzo Lo Bono.
Il 26 gennaio 1890 gli animali pecorini di Cesarelli pascolavano dentro gli ulivi di “Calvario”. I foresi addetti alla mandria erano Michele Vertuli fu Giuseppe e Giuseppe Lascala fu Pasquale. Testimoni del danno furono D. Peppino Barilaro e la moglie di Vincenzo Rafelone e Giuseppe Sette di Dom.co.
Il 21 aprile 1891 gli animali pecorini di Cesarelli furono dentro Fatò. Testimoni del fatto furono Giuseppe Macrì di Peppino, il figlio di Vincenzo Bruni piccolo, il figlio di Francesco Majolo di Arena. Quelli che li guardavano erano Giuseppe Pardica fu Antonino e Michele Vertuli.
Il 20 gennaio 1890 gli animali pecorini di Cesarelli furono veduti pascolare dentro gli ulivi di “Galeo”, i foresi erano Bruno Gerace di Giuseppe e Giuseppe La Scala fu Pasquale. Testimoni furono Giuseppe Sette e Feliceantonio Sette di Dom.co.
Il 21 gennaio 1890 gli animali pecorini di Cesarelli pascolavano a “Frasca”, i foresi che li guidavano erano Michele Lascala di Giuseppe e Giuseppe Cosentino fu Antonino. Testimoni furono Giuseppe Scarmozzino e Bruno Timpano di Domenico.
Il 17 gennaio 1890 le pecore di Cesarelli pascolavano dentro “Palinaro”. Foresi erano Michele Vertuli fu Giuseppe e Giuseppe Cirillo fu Giovanni. Testimoni furono la moglie di Alario Colona di Palinaro e Francesco Sette.
Il 13 gennaio Antonino Varano fu Michele e Michele Lascala fu Giuseppe furono veduti a “Carbone” dietro “il pagliajo de Brognia” con le pecore. Testimoni furono Francesco Gerace, massaro Francesco Varano fu Michele, e Pasquale Musciasciutto di Dasà.
Il 23 gennaio 1890 gli animali vaccini di Cesarelli pascolavano dentro il fondo “cordò”. Testimoni furono Francesco Gerace massaro e Antonino Majolo fu Dom.co, oltre “il Desaese”.
A gennaio 1890 le pecore di Cesarelli guidate da Francesco Daniele fu Bruno pascolarono nella “Costa di Bracciara” procurando danno agli olivi. Testimoni furono Domenico Antonio Timpano e suo figlio Michele.
Il 2 marzo 1890 gli agnelli della mandra di Cesarelli furono dentro “i luppini di Coccalo” guardati da Giuseppe Lascala fu Pasquale. Testimoni furono Francesco Gentile fu Giuseppe e Giuseppe Sette e Feliceantonio Sette di Dom.co.
Il 3 Aprile gli animali di Cesarelli furono dentro Carrà. Testimoni furono Giuseppe Macrì di Pasquale, Francesco Bongianni fu Stefano, Pasquale Scarmozzino fu Bruno. I foresi che li guardavano furono Michele Vertuli fu Giuseppe e Giuseppe Cirilllo fu Giovanni.
Durante l’inverno gli animali al pascolo danneggiarono anche gli ortaggi e i fruttiferi esistenti a “Cerna”. Come fecero gli animali di D. Vito Rosano “che danneggiarono al Cerna” il 14 gennaio. Furono testimoni Massaro Sette, Massaro Raffaele, Michele D’Agostino, Francesco Tascune di Spadola e suo nipote