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Biodiversità: la “Sujaca” di Caria di Drapia (VV)

La “Sujaca” di Caria di Drapia è una varietà di fagiolo locale (ecotipi Murisca, Burru e Cannellina) coltivata nella zona del Monte Poro in provincia di Vibo Valentia, nei comuni di Drapia, Zaccanopoli e Zungri.

L’importanza del fagiolo nell’alimentazione umana.

È a tutti noto che i semi della Sujaca o fagiolo, assieme alle altre leguminose da granella, considerato il loro alto contenuto proteico, sostituiscono la carne, tant’è che la tradizione popolare attribuisce ai semi di queste leguminose la denominazione di “carne dei poveri”. Si fa osservare però che le proteine vegetali in generale, e quelle dei fagioli in particolare, presentano un minor grado di digeribilità rispetto alle proteine animali, si consiglia, quindi, di fare un uso razionale dei fagioli che se adoperati in quantità eccessiva, determinano pesantezza ed altri disturbi, specialmente per chi svolge lavori sedentari. I semi di fagiolo sono poi provvisti di pregi che la natura vegetale procura ad essi e quindi all’uomo. I molti pregi sono dovuti alla presenza di particolari sostanze quali le nucleine, le lecitine, l’inasite, l’afitina, le vitamine A e B ed altre ancora la cui importanza è veramente elevata.

Il territorio di coltivazione della Sujaca

La Sujaca di Caria di Drapia è una varietà di fagiolo locale con baccello di colore verde con i legumi di colore bianco con portamento “nano”, tipica di un agro ecosistema collinare denominato “Altopiano del Poro” in provincia di Vibo Valentia. L’Altopiano del Poro è un gruppo montuoso di forma ovoidale, apparentemente spianato, con fianchi generalmente a gradoni, tra le due rilevanti pianure tirreniche calabresi di S. Eufemia e Gioia Tauro. Da un punto di vista geologico, a nord, l’altopiano è costituito da sedimenti arenacei calcarei di età miocenica, a sud emergono i graniti in corrispondenza delle creste: fra tutte, la cima omonima del monte Poro che raggiunge i 705 m slm. Nell’area vi sono superfici pianeggianti con delle scarpate marginali seguiti da terrazzi quaternari degradanti verso il mare e verso il fiume Mesima, particolarmente evidenti appaiono Tropea, Vibo, Mileto e Pizzo.

In particolare, l’area geografica di maggiore diffusione della Sujaca comprende i territori collinari e vallivi del poro, anche se in questi ultimi anni la coltivazione viene mantenuta prevalentemente nelle grandi pianure del Monte Poro, comprendenti i seguenti comuni Vibonesi: Zungri, Zaccanopoli, Caria di Drapia, Spilinga, Zambrone, San Costantino di Briatico, Rombiolo e Mesiano di Filandari. Nell’Altopiano vi è la presenza di sabbie grossolane più o meno fini terreno chiaro con arenarie grigiastre. Il terreno presente sulle colline del monte Poro è, noto con il nome di “Pija”: un terreno farinoso, leggero che riesce a trattenere molto bene l’umidità in quanto, alla sua superficie, si forma un leggero strato altamente coibente che impedisce all’umidità sottostante di evaporare con facilità ed in poco tempo.

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Area dell’Altopiano del Poro

 

Aspetti ecologici dell’area

Fondamentale nell’area è la presenza di prateria e pascolo di alta quota intervallati da piccoli nuclei di boschi naturali e spontanei di querceti caducifogli e sempreverdi e di castagno, alternati ai rimboschimenti realizzati negli anni 50 del Gen. Pinus. Nei valloni dell’altopiano è presente un tipo di felce antica bulbifera gigante molto interessante denominata Woodwardia radicans. Il paesaggio agrario costiero è caratterizzato prevalentemente dalle coltivazioni ortive, prima fra tutte è la Cipolla Rossa di Tropea IGP, alla quale si alterna l’agrumeto, piccoli lembi di frutteto e l’oliveto e il vigneto caratterizzato prevalentemente dal Magliocco canino e dallo Zibibbo nell’areale vitivinicolo che va da Filadelfia fino a Nicotera. Il territorio al di sopra dei 400-500 m sl.m. oltre alla presenza di insediamenti puntiformi di essenze forestali e dell’arboricoltura da legno, è caratterizzato sia dalle coltivazioni cerealicole destinate prevalentemente all’alimentazione del bestiame, che dalla coltivazione dei legumi e quindi della ormai conosciuta Sujaca con le varie tipicizzazioni a livello di varietà coltivate di seguito illustrate.

 La coltivazione della Sujaca

Il centro di coltivazione del legume, è la piccola frazione di Caria nel Comune di Drapia (VV) fino al 1881 appartenuta al Comune di Spilinga, collocato a 435 m slm, ai piedi, del Monte Poro e dimora estiva di molte antiche e nobili famiglie vibonesi. La Sujaca, in particolare l’ecotipo Murisca viene coltivata prevalentemente in asciutto in quando molto resistente alla siccità estiva, anche se ultimamente nelle aree di coltivazione del Monte Poro viene praticata l’irrigazione. Ci sono ancora oggi, alcune aree, in agro di Caria e Spilinga, dove la Sujaca viene seminata in mezzo  al granturco, quando quest’ultimo assume un portamento di 15-20 cm, le colture insieme si danno  reciproco vantaggio di crescita e produzione. Il Mais, attraverso gli steli, offre alla Sujaca un solido appoggio e la consolida bene nel terreno, oltre a rendere l’area di coltivazione fresca e umida, la Sujaca, essendo un legume, e quindi azotofissatore, offre una rapida fertilizzazione naturale al Mais. Il periodo di coltivazione e produzione della Sujaca va dalla metà di Giugno a tutto Luglio. L’estensione destinata alla coltivazione, considerando sia il Poro Cariese, che il promontorio del Monte Poro, a livello di superficie coltivata non va oltre i 50-80 Ha, con una produzione che si aggira intorno ai 600-800 quintali complessivi anche se in questi ultimi anni la coltivazione della Sujaca si sta diffondendo lungo tutto il promontorio del Monte Poro, senza tener conto dei semi freschi a livello di baccello largamente consumati durante la stagione estiva.

Operazioni colturali

Nella tradizione locale le lavorazioni di preparazione del terreno, nel passato, venivano fatte a mano, tramite zappe ed aratri manuali o a trazione animale. Attualmente la lavorazione del terreno viene praticata tra aprile e maggio con macchine agricole innovative a seconda delle diverse aree di coltivazione. La Sujaca viene seminata, a partire dal mese di maggio per file o solchi distanti dai 25 ai 30 cm, con i semi che distano dal solco dai 15 ai 20 cm. Contrariamente a quanto succedeva nel passato, quando si seminava esclusivamente a mano, oggi la semina avviene automaticamente con le seminatrici meccaniche. In alcune zone particolarmente siccitose e in terreni scoscesi e collinari del Poro Cariese la semina si pratica ancora oggi a mano attraverso l’impiego di “cavicchi” o “piruni” che agevolano l’apertura di piccole buche, fissate nella giusta profondità ed atte ad accogliere dai 10 ai 20 semi da cui si origina la pianta di sujaca a forma di “troffa”. Dopo la semina del fagiolo si attende la germogliatura che avviene di solito dopo 10-15 giorni

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Preparazione del terreno – Semina manuale con “cavicchio o pirune”- Campo di Sujaca di Caria

Le cure colturali consecutive consistono di una prima sarchiatura/rincalzatura, tramite zappettatura; allorché le piantine hanno 3-4 foglie, di una seconda, ed eventualmente una terza sarchiatura, a distanza di qualche mese dalla prima. In questa fase si provvede, a mano, alla estirpazione delle erbe infestanti intorno alle piantine di fagiolo (operazione che in dialetto locale viene definita “fijiatura”); altre attività praticate riguardano la verifica e il controllo dello stato fitosanitario delle piante. Per quanto riguarda l’irrigazione, premesso che la coltura   è tollerante alla siccità, tuttavia le irrigazioni di tipo produttivo diventano utili e indispensabili, soprattutto in momento di scarsa piovosità e nella fase di ingrossamento dei baccelli, a tale scopo   le superfici investite a Sujaca del Monte Poro sono tutte attrezzate per questo tipo di irrigazione. Per la concimazione, la Sujaca essendo un legume, in grado, quindi, di entrare in simbiosi con i batteri azotofissatori non ha bisogno di grandi concimazioni, purtuttavia viene apportata, a livello di preparazione del terreno, una buona quantità di sostanza organica e di letame maturo di natura biologica, a vantaggio della crescita e dello sviluppo del prezioso legume, oltre al sovescio di altre leguminose quali la fava e il lupino. La difesa fitosanitaria è basata prevalentemente sul metodo di contrasto biologico o integrato, con annotazione sul registro dei trattamenti del principio attivo impiegato. Trattandosi di varietà di fagiolo costituite completamente da piante nane, la raccolta si effettua una sola volta. Se la semina si svolge i primi giorni di giugno, per l’altopiano cariese, la raccolta avviene nella prima decade di agosto; seminando nella seconda decade di giugno la raccolta avviene verso la fine di agosto – prima decade di settembre. A seconda della destinazione al consumo le fasi finali di raccolta si hanno in tempi diversi. Nel caso di Sujaca essiccata, questa viene raccolta dopo il periodo maturazione, estirpata unitamente alla pianta, lasciata essiccare per un certo periodo e procedendo poi alla “pistatura” o trebbiatura. La “pistatura” viene praticata attraverso dei tridenti o bastoni di legno biforcati, si procede quindi alla separazione dei semi dal baccello. Infine attraverso un setaccio (cernigghjiu), si provvede alla separazione dei semi dalle impurità. In una fase successiva avviene la stagionatura della sujaca attraverso l’essiccazione al sole. Per la conservazione si utilizzano vari recipienti tutt’ora presenti nel mondo contadino.

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“Pistatura” – separazione dei semi dal baccello – “pulitura” con setaccio “cernigghjiu”

Gli ecotipi di Sujaca (biologia, caratteri organolettici, cenni storici)

La pianta di sujaca, come tutte le leguminose, è alquanto esile e delicata, presenta uno sviluppo determinato, di tipo cespuglioso con fusto pieno ed eretto. Il fiore è di colore bianco con dei riflessi gialli, la foglia è ampia cuoriforme. Il seme-frutto è liscio di colore bianco. Tra le varietà coltivate saranno considerate dal punto di vista delle caratteristiche organolettiche, le seguenti, conosciute localmente con i nomi: Sujaca Murisca, Sujaca Burru e Sujaca Cannellina

 Sujaca Murisca

La coltivazione di questa varietà di Sujaca ha avuto inizio nel 1800, a valle del Monte Poro, dove sorge il paese di Caria e di Brattirò nel comune di Drapia (VV). Questa varietà all’origine veniva piantata per rendere più distanti tra loro le piantine di mais, il che favoriva conseguentemente la Sujaca in quanto si creava un agro ecosistema fresco e umido.

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Sujaca Murisca associata al Granturco – Semi di Sujaca Murisca

La Sujaca Murisca, il cui nome Murisca è di origine ignoto, è attualmente coltivata nelle campagne del poro cariese e si spinge fino al Comune di Spilinga e di Zaccanopoli. Negli anni ’20 si è tentato di inserire questa varietà di fagiolo sul monte Poro, ma si è potuto constatare, che il tipo di terreno, con un humus fortemente umido, non favoriva certamente la crescita di una varietà come Murisca che richiedeva, al contrario, terreni secchi senza alcun tipo di irrigazione. I semi sono di forma allungata, reniforme, di colore bianco. La buccia è spessa e consistente, piuttosto croccante al gusto e resistente alla cottura, il sapore è prevalentemente dolce la cottura si completa in circa tre ore.

Sujaca Cannellina

Intorno agli anni ’20 del secolo scorso arrivò nel Monte Poro una varietà denominata cannellina, che ben si è insediata nell’areale. I semi sono piuttosto allungati, sub cilindrici di colore bianco, circondato da un lieve alone giallo. La buccia non è molto spessa e, a cottura completa, viene ridotta in piccole scaglie, il sapore è buono, piuttosto dolciastro, la cottura si completa in circa due ore.

Sujaca Cannellina
Sujaca Cannellina

Sujaca a burru

Intorno agli anni ’30 del secolo scorso venne importato il seme di un’altra varietà che oggi si coltiva sul Poro e che si è ben acclimatata: la sujaca a burru, con seme non più allungato, ma piuttosto arrotondato di colore bianco e di sapore dolciastro

Sujaca Burru
Sujaca a burru

Conclusioni

Le varietà di fagiolo coltivate nell’areale del monte Poro, sono quelle di tipo “nano”, molto adatte ai terreni secchi e, quindi, sicuramente non pure geneticamente. Pur tuttavia vi è la presenza delle entità colturali, come quelle che abbiamo testè visto, che sarebbe importate isolare per una successiva selezione al fine di migliorarne la produzione, utilizzando, nel contempo, tecniche colturali innovative di alta compatibilità e sostenibilità con l’ambiente, più produttive e più resistenti alle avversità abiotiche e biotiche. La diversità biologica riscontrata tra le tre varietà è assai ampia ed osservabile su tutti i livelli di analisi: agronomico, fisiologico e genetico. Questo fattore valorizza di per sé il materiale genetico presente e ne fa auspicare la piena conservazione a livello della biodiversità locale e l’ampliamento della superficie agricola utilizzata, proiettando la coltura verso un potenziale riconoscimento a livello di indicazione geografica protetta. Per quanto riguarda gli aspetti culinari della sujaca di Caria c’è da sottolineare che, la cottura della stessa , avviene solo ed esclusivamente “nta pignata”.

sujaca “nta pignata”.
Cottura sujaca “nta pignata”.

Dott. Maurizio Angotti Responsabile Centro Divulgazione Agricola Arsac n.14 “Altopiano del Poro”

L’Arsac nell’ambito del programma di lavoro sulla salvaguardia della biodiversità vegetale e animale di interesse agrario condotto dall’Azienda ha avviato, anche per questa varietà di fagiolo, una serie di attività riguardanti l’individuazione, la raccolta, la moltiplicazione, la conservazione, la raccolta documentale e la valorizzazione del prodotto nel territorio di origine. Quest’attività di recupero che l’Ente svolge da anni, è rafforzata dal provvedimento legislativo, la legge regionale n. 14 del 2018, di cui si è dotata la Regione Calabria per salvaguardare e tutelare tutta la Biodiversità agraria regionale.

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www.arsacweb.it

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Publicato da Arsac Ufficio Marketing Territoriale

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