VALUTAZIONE RESE PRODUTTIVE DI FAGIOLI NANI AUTOCTONI

L’attività svolta dall’ARSAC, nel corso dell’ultimo ventennio, nell’ambito della salvaguardia della biodiversità e della riscoperta di risorse genetiche autoctone a rischio di estinzione è approdata nella realizzazione di una ricca collezione di varietà orticole e fruttifere mantenute in conservazione presso i propri Centri Sperimentali Dimostrativi, costituendo di fatto una vera e propria “banca” del germoplasma di interesse agricolo. All’interno di questa un interesse particolare assume il patrimonio genetico di fagioli autoctoni custodito presso il CSD Molarotta di Camigliatello Silano.
In considerazione della crescente attenzione verso il consumo di legumi e della opportunità di inserire nell’avvicendamento colturale dell’altopiano silano delle specie “miglioratrici” in rotazione con le produzioni di patate e cereali, si è ritenuto opportuno testare le potenzialità produttive dei fagioli autoctoni in collezione, anche in un contesto di valorizzazione della biodiversità regionale.
Prove di coltivazione su parcelle di dimensioni significative sono state condotte già negli anni 2018 -19 solo per alcune delle varietà di fagiolo nano in conservazione evidenziando delle buone performance produttive e lasciando intravedere l’opportunità di proseguire in tale direzione.
Nell’annata 2024, sempre presso il CSD Molarotta, è stata realizzata la prova dimostrativa in oggetto volta a verificare e a confrontare le rese produttive di 15 ecotipi di fagiolo.
La scelta delle varietà da testare è ricaduta sulla tipologia di fagioli nani da sgranare che più di altre si adatta alla meccanizzazione delle operazioni colturali, e pertanto potenzialmente capace di garantire una sostenibilità economica oltre che ambientale.

 

Sulla scorta delle esperienze maturate nelle precedenti annualità sono state realizzate n. 15 parcelle di circa 10 mq/cadauna per altrettante accessioni di fagioli nani autoctoni, scelte fra quelle più rappresentative della collezione ARSAC, allo scopo di valutarne le caratteristiche vegeto-produttive nello stesso ambiente pedoclimatico e con le medesime tecniche colturali. Si è utilizzato un sesto di impianto di 50 cm fra le fila e 20 cm. sulla fila in postarelle di 3 – 4 semi cadauna. La semina è avvenuta nella prima metà di giugno, in successione a frumento, su terreno precedentemente arato, concimato con pollina (dose 20 q.li/ettaro) e raffinato. Si è praticata l’irrigazione a pioggia con 1 o 2 interventi settimanali, una leggera scerbatura manuale e nessun diserbo chimico e/o sarchiatura, non si sono riscontrati attacchi di afidi e non sono stati effettuati trattamenti chimici di alcun tipo, confermando la piena compatibilità della coltura con le tecniche di agricoltura biologica.

Su ciascuna parcella sono stati effettuati rilievi morfologici finalizzati a valutare il ciclo produttivo di ciascuna accessione e ad evidenziare eventuali tolleranze a specifiche fitopatie. Sono state messe a confronto le seguenti accessioni: Coco Giallo, Reginella Bianca, Reginella Gialla, Borlotto Spaddrera, Suriaca di Caria (cannellina), Fasulu da Montagna, Paesana, Borlotta Bassa di Locri, Murisca, Nera di Montagna, Nera di Calabria, Veronica, Scrittu russu, A burro, Surjaca pa pasta. Nella tabella seguente si evidenziano le rese produttive, in granella secca rapportate ad ettaro, rilevate nella prova 2024 e quelle medie rilevate, per alcune delle varietà a confronto, nel biennio 2018/19 sullo stesso sito. Sono riportati inoltre i risultati dei rilievi morfologici effettuati da cui si possono trarre considerazioni utili alla ripetibilità della prova su scala aziendale.

Quasi tutti gli ecotipi testati hanno mostrato un ciclo colturale medio-precoce ad eccezione delle varietà Reginella bianca e Reginella gialla che hanno evidenziato un ciclo tardivo e una taglia più alta con tendenza al rampicamento. Le varietà più precoci, per come si evince dalla scheda su esposta, si sono rilevate mediamente le più produttive. Per quanto attiene alla contemporaneità di maturazione e alla facilità di sgranatura dei baccelli essiccati, e quindi l’adattabilità alla raccolta meccanizzata, si segnala, in primis, la varietà Nera di Calabria e, a seguire, le varietà Nera di montagna, Borlotto Spaddrera, Surjaca pa pasta, Murisca, Borlotta bassa di Locri, Coco gialla, Paesana e Scrittu russu.

 

GLI ECOTIPI UTILIZZATI PER LA PROVA SPERIMENTALE

Al fine di pervenire anche a una stima dei costi di produzione occorre premettere che, nella prova realizzata, le operazioni di semina e raccolta, pur essendo meccanizzabili, sono state effettuate manualmente dal personale del Centro e pertanto si ritiene utile la comparazione di entrambe le ipotesi di meccanizzazione per come riportato nei conti colturali di seguito schematizzati. Nella prova in esame, inoltre, è stata effettuata una sola scerbatura manuale con un impegno lavorativo, rapportato ad ettaro di circa 50 ore/uomo. Anche in questo caso si può ipotizzare, in alternativa, una sarchiatura meccanica e una scerbatura manuale di completamento (se necessaria).

Nera di Montagna
Coco gialla                                                                                                                                                  Scrittu russu

 

Ipotizzando una resa produttiva media di 25 q.li/ha il costo di produzione, con una meccanizzazione razionale, si attesterebbe a €. 1,50 al Kg. Con semina, raccolta e scerbatura prevalentemente manuali il costo di produzione si stima pari a €. 2,00/kg.
Dati i modesti quantitativi di ecotipi locali di fagioli secchi attualmente commercializzati, è difficile quantificarne il prezzo e quindi la PLV ottenibile.
Tuttavia considerando un prezzo all’ingrosso di prodotto importato, per come rilevato da Foody Mercato Alimentare Milano e UNIONCAMERE – Listino n. 21/2025 – per la categoria commerciale “Fagioli secchi – BORLOTTI CRANBERRY – N.C. – I – ALLA RINFUSA – CANADA – SACCHETTI”, variabile da 2,80 a 3,20 €./Kg si realizzerebbe una PLV di oltre 6.000 €./ha che confermerebbe la sostenibilità economica della coltura. La capacità dei produttori di saper valorizzare un prodotto tipico della biodiversità regionale e biologico, diverso da quello convenzionale, potrebbe rappresentare un ulteriore valore aggiunto.
La prosecuzione delle attività sperimentali prevede, per questa annualità, la realizzazione di ulteriori prove su parcelle più ampie presso aziende produttrici di patata IGP dislocate in diversi ambiti territoriali dell’altopiano silano, utilizzando le varietà che hanno evidenziato le migliori performance affiancandole ad una o più varietà commerciale da usare come testimone, al fine di verificare e convalidare i dati produttivi rilevati presso il CSD Molarotta.

Presso le strutture ARSAC proseguiranno le attività sperimentali di tipo agronomico sugli stesi ecotipi per testarne la capacità di resistenza agli stress idrici. Si prevede, inoltre, la determinazione analitica delle caratteristiche nutrizionali e nutraceutiche su ciascuno degli ecotipi in osservazione.

 

Autori Maurizio Falbo e Marcello Bruno

I lavori di esecuzione del modulo sperimentale sono stati realizzati con la collaborazione del Responsabile pro-tempore del CSD Molarotta Dr. Saverio Filippelli e dell’attuale Direttore del CSD Dr. Domenico Adduci e di tutti gli operai del Centro che hanno partecipato alle operazioni di mesa in coltura, raccolta, essiccazione e selezione del seme.

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