Modernizzare l’agricoltura è un passaggio d’importanza strategica per l’economia, l’occupazione e la stabilità
Dr Domenico SOLANO – Divulgatore Arsac-Calabria
La crisi del comparto agricolo è un problema per tutto il mondo occidentale ed il suo superamento è questione di estrema importanza, non tanto e non solo per gli aspetti produttivi ed occupazionali, quanto e soprattutto per il valore strategico in relazione alla stabilità. L’importanza dell’agricoltura in termini di efficienza e produttività va ben oltre l’alimentazione e giunge a svolgere un ruolo fondamentale nel governo del territorio, nella prevenzione dei disastri ambientali, nel mantenimento della biodiversità, nella mitigazione dei cambiamenti climatici etc. La globalizzazione del commercio ha generato un sistema nuovo, del tutto inedito, in cui i prodotti agricoli di una determinata regione sono in diretta ed aggressiva competizione con gli stessi prodotti realizzati in tutto il resto del mondo, anche a distanza di decine di migliaia di Km.

La competizione però è decisamente squilibrata perché nelle diverse aree del globo, una stessa produzione si realizza a costi decisamente diversi. Infatti, diversa è la disponibilità ed il costo dei fattori della produzione, dal capitale agrario alla manodopera, dalla tecnologia all’energia, dalla risorsa irrigua alla produttività unitaria. Ci sono settori e comparti produttivi (manifatturiero, tecnologico, industriale etc ) in cui le varie nazioni accettano un equilibrio in cui vi siano paesi “specializzati” per determinate produzioni e paesi che vi rinunciano. E’ il caso dei paesi piccoli che tendenzialmente rinunciano all’industria pesante, è il caso della produzione manifatturiera, oggi sostanzialmente relegata a Cina, India e Sud Est asiatico.
In agricoltura invece ciascun paese, proprio per gli importanti risvolti in merito alla stabilità, propende al geloso mantenimento del proprio asset produttivo e cerca in ogni modo di preservarlo da convenienze contingenti che nel lungo periodo potrebbero rivelarsi depauperative.

La crisi dell’agricoltura nel mondo occidentale è tutt’altro che semplice e di facile soluzione. In Italia il problema è reso ancor più grave dalle specificità orografiche, con gran parte della superficie nazionale avente giacitura acclive – il 77% del territorio è classificato di montagna e di collina mentre soltanto 23% è classificato di pianura. Peraltro, la quota già minoritaria della frazione di pianura va decurtata da insediamenti urbani, strade, ferrovie industrie e molti altri interventi antropici che finiscono coll’impoverire ulteriormente la già limitata superficie destinata all’agricoltura. Detta caratterizzazione orografica, con netta prevalenza di superficie acclive (di montagna e di collina) comporta limiti alla meccanizzazione delle operazioni colturali ed alle coltivazioni su grandi estensioni. Si pone dunque il problema di come mantenere vitale e competitivo un comparto che soffre costi di produzione smisuratamente più alti rispetto ai paesi concorrenti. In una sintesi dialettica, per rendere bene l’idea della situazione, potremmo dire che in l’Italia si realizzano prodotti mediterranei a prezzi europei e si è in competizione con paesi del Nord Africa e del Sud America che realizzano le stesse produzioni a costi decisamente più bassi. Consolidate ragioni geopolitiche indicano la non praticabilità di sentieri protezionistici ed anacronistiche barriere al commercio e dunque, per dare competitività alla nostra agricoltura, diventa obbligatorio imboccare la strada della valorizzazione del prodotto grezzo iniziale a cui conferire valore aggiunto e servizi che lo differenzino e lo facciano preferire rispetto al prodotto generico.

Bisogna rifondare i postulati dell’agricoltura tradizionale con una rivisitazione radicale di ciò che orienta la produzione. Dopo l’aggiornamento tecnico e dell’organizzazione produttiva è necessario effettuare un altro importante passo evolutivo per realizzare un’agricoltura marketing oriented in grado di dare risposte tempestive alle mutevoli richieste del mercato. Anche nelle imprese agricole si impone la logica del marketing, con le sue regole a partire dalla segmentazione del mercato e della differenziazione dell’offerta. Ci sono tutta una serie di nicchie commerciali che possono essere occupate direttamente dai produttori. Riguardano la distribuzione di prodotti a Km 0, riguardano la commercializzazione di prodotti tipici del territorio, riguardano specifiche produzioni mirate ad acquirenti prescelti – ristorazione e clientela particolari. L’agricoltura non può e non deve fermarsi sul cancello dell’azienda, non può più permettersi il lusso delle vendite all’ingrosso, bensì deve andare oltre e curare i passaggi intermedi che si frappongono tra prodotto grezzo e consumatore finale, tra campagna e tavola. Vanno esaminate le grandi opportunità dell’associazionismo, anche per la gestione delle aziende stesse e/o di particolari fasi della produzione. Vanno opportunamente vagliate le opportunità offerte da organizzazioni – ad esempio i consorzi di tutela – che hanno la propria ragion d’essere proprio nella valorizzazione dei prodotti, nella tutela dei marchi che li identificano, nell’organizzazione del confezionamento della distribuzione e della vendita al dettaglio. Va fatto ampio ricorso a professionalità esperte in marketing, che per l’agricoltura sono innovative, ma che in altri campi sono riuscite a determinare un salto di qualità promuovendo processi innovativi specifici per e caratteristiche qualitative e quantitative dei prodotti.

- E’ il caso del product manager per definire sia gli obiettivi commerciali, le strategie di marketing, il confezionamento e la promozione delle vendite;
- è il caso del web marketing manager, per coordinare l’uso delle risorse digitali, al fine di sviluppare un piano di marketing e comunicazione per l’azienda, il posizionamento SEO, l’induzione SEM, le vendite online;
- è il caso del marketing manager, responsabile delle analisi di mercato, della pubblicità, delle tecniche per ottimizzare la vendita del prodotto, delle varie soluzioni di prezzo, in modo tale che tutto risulti coerente con la strategia di fondo dell’azienda.
Potrebbe sembrare un paradosso ma solo un’agricoltura orientata dal mercato e dalle sue articolate richieste potrà dare risposta alla crescente domanda di prodotti territoriali, di prodotti di alta qualità – realizzati con tecniche di coltivazione incentrate sul rispetto per l’ambiente e per la salute dei consumatori. Soltanto un’agricoltura organizzata con la differenziazione dell’offerta potrà soddisfare ed incentivare la domanda di prodotti a Km 0 e dare vita a linee produttive che curano tutte le fasi intermedie tra la produzione grezza ed il cibo in tavola. La nuova competitività nel mercato agroindustriale impone una radicale rivisitazione del modello produttivo in agricoltura. Il moderno imprenditore agricolo è chiamato ad attingere a competenze specifiche e di alta professionalità sia per la fase produttiva che per la gestione delle importantissime fasi successive, nei segmenti extraziendali della produzione e della distribuzione del bene finito.
In occidente, con ogni probabilità l’agricoltura assumerà sempre più i connotati di agroindustria, sarà gestita da associazioni di produttori in grado di consentire l’accesso alle economie di scala anche alle aziende medio/piccole. Le produzioni avranno catene di distribuzione atte a rifornire un ampio ventaglio di consumatori compresi tra i due estremi del mercato locale, legato al territorio ed il mercato internazionale, legato alla comunicazione ed all’efficienza della logistica.
La produzione delle commodity e dei prodotti grezzi iniziali sarà relegata ai paesi in via di sviluppo e quelli in cui la concorrenza sui costi di produzione consente di ottenere risultati economici apprezzabili.
ARSAC Palmi (RC) – tel. 0966.21926