Oliveto: osservazioni di campo e monitoraggio fitosanitario nell’areale della locride. La produzione 2019 ad un bivio!

NOTA INFORMATIVA GIUGNO 2019
Arsac

Da un esame macroscopico dei dati ufficiali, la performance produttiva e qualitativa dell’olivicoltura locale degli ultimi anni è da considerarsi alquanto altalenante, o per utilizzare un termine più gradito (ma non troppo) agli addetti ai lavori, “alternante”, se non addirittura ben al di sotto delle seppur minime aspettative. Il concetto dell’alternanza produttiva dell’olivo potrebbe essere così semplificato: nell’anno “di carica” produco in abbondanza, nell’anno “di scarica” produco poco (o non produco). Seppure economicamente non accettabile, una simile modalità produttiva, prevede che ogni due anni il produttore possa contare su una abbondante produzione, consentendo almeno una discreta organizzazione del proprio mercato; il problema è che nell’ultimo decennio, eccezion fatta per la stagione 2017/2018, il sistema non è più nemmeno alternante, ma costantemente allineato a livelli produttivi medio-bassi, fino ad arrivare alla stagione 2018/2019, che dai più verrà ricordata come la campagna olearia mai iniziata. Le motivazioni di tale fenomeno sono molteplici e certamente non tutte riconducibili al modello di gestione colturale. Gli aspetti climatici rivestono un ruolo di fondamentale importanza, sia per gli effetti diretti che i parametri ambientali hanno sul metabolismo delle piante, che per gli effetti indiretti sulla dinamica delle popolazioni di alcuni fitofagi. Da ciò emerge la necessità di ulteriori studi ed approfondimenti che non prescindano dallo specifico contesto agronomico e microclimatico, a partire dalle osservazioni di campo fino alle più specifiche indagini entomologiche e fitopatologiche.

 

A supporto tecnico degli olivicoltori, nell’anno in corso, il Centro di Divulgazione Agricola n. 21 dell’ARSAC di  Locri, tramite i Divulgatori Agricoli Dr. Vincenzo Maione e Dr. Saverio Zavaglia, ha effettuato in ambito regionale una serie di corsi di formazione sulla potatura e sulla gestione agronomica dell’oliveto, ed ha avviato su scala comprensoriale, un progetto di monitoraggio in campo al fine di acquisire dati agrofenologici e fitosanitari utili alla elaborazione di un programma di gestione colturale integrato, tarato allo specifico contesto agronomico e pedoclimatico della locride. Le aziende monitorate si trovano in diverse stazioni altimetriche, dalla fascia costiera fino all’entroterra; le varietà di olivo presenti sono quelle coltivate tipicamente nella zona di riferimento, con una ampia prevalenza della Cv. Grossa di Gerace ed una valida rappresentanza di altre accessioni quali: Carolea, Ottobratica, Roggianella, Nocellara Messinese, Leccino, Frantoio, Coratina, ed altre cultivar minori.

 

Alle luce delle recenti indagini di campo si osserva la seguente situazione:

Fase fenologica: lungo la fascia costiera e nelle zone interne esposte a mezzogiorno, la maggior parte delle Cultivar osservate, si trovano nella fase di allegagione. Le varietà più precoci sono in fase di inizio accrescimento frutto, mentre le più tardive sono in fase di fine fioritura. Negli oliveti litoranei con esposizione non ottimale e negli oliveti delle aree interne, la fase fenologica è quella di fine fioritura o, per le Cv. più precoci, di inizio allegagione;

Stato vegetativo: nella generalità dei casi la coltura presenta un buon accrescimento dei giovani germogli ed un adeguato livello nutrizionale, anche grazie alle frequenti, e talvolta abbondanti, precipitazioni che hanno caratterizzato buona parte del mese di maggio;

In alcune specifiche situazioni (piante non potate, esposizione non ottimale) si osservano intense defogliazioni a carico delle porzioni medio-basse della chioma, verosimilmente riconducibili a pregressi attacchi crittogamici;

 

La fioritura è stata generalmente abbondante su quasi tutte le varietà osservate; nel corso del monitoraggio del 29.05, su alcune piante, ed in particolare sulla Cv. Nocellara Messinese coltivata nelle stazioni costiere, si osserva una anomala colatura dei fiori, con percentuali di allegagione in alcuni casi, molto basse. Una più attenta indagine del singolo rametto a frutto, consente di evidenziare su molte piante, come la maggior parte dei frutticini allegati si localizzi sulla porzione prossimale del medesimo rametto, mentre le mignole poste in posizione distale hanno subito in larga misura un aborto dei fiori con conseguente colatura.

 

Stato fitosanitario: su numerose piante, ed in misura più rilevante sulle cultivar maggiormente suscettibili e su piante non correttamente potate (Carolea, Nocellara Messinese), si osservano sintomi manifesti di Spilocaea Oleagina (Occhio di pavone dell’olivo) soprattutto a carico delle foglie adulte posizionate sulle porzioni basali e interne della chioma. L’applicazione del metodo della “diagnosi precoce” ha permesso tuttavia di evidenziare, che in alcuni casi, anche i giovani germogli sono interessati dal fenomeno, seppure senza la manifestazione di sintomi visibili (malattia in stato di incubazione). L’infezione primaria è stata evidentemente favorita dall’elevato livello di umidità che ha caratterizzato il periodo primaverile, unitamente a livelli termici ideali allo sviluppo del patogeno.

Nei primi giorni dell’ultima decade di maggio, grazie ad osservazioni visive di campo, sono stati evidenziati in un oliveto ricadente in territorio di Gerace, i primi esemplari di adulti svernanti di Liothrips Oleae (Tripide dell’olivo). Dopo qualche giorno, la presenza del parassita è stata rilevata, con l’ausilio di trappole cromotrociche di colore blu, in altri oliveti del territorio di Portigliola, Locri e Benestare. In data 29 maggio è stato effettuato un ulteriore sopralluogo in diversi oliveti di Locri e Gerace, effettuando un monitoraggio con metodo frappage, che ha permesso di evidenziare la presenza diffusa di esemplari adulti di L. Oleae.

 

 

 

Interventi agronomici consigliati: per i terreni che non sono stati ancora sottoposti a lavorazione, si consiglia di effettuare in questo periodo una trinciatura del cotico erboso, evitando di effettuare lavorazioni tardive che potrebbero interferire negativamente sull’equilibrio idrodinamico e nutrizionale della coltura.

A fioritura ultimata è possibile effettuare la somministrazione di concimi fogliari complementari (prodotti ammessi nello specifico regime di coltivazione) per risolvere eventuali carenze nutrizionali o per garantire l’approvvigionamento di specifici elementi ad effetto allegante.

Interventi fitosanitari consigliati: in questo periodo si consiglia di monitorare costantemente i principali parassiti dell’oliveto, per gli entomofagi si potrà fare riferimento all’uso di specifiche trappole cromotropiche e/o a feromoni sessuali.

Considerato il particolare andamento climatico del periodo, in caso di accertata presenza di infezioni da Occhio di pavone, è possibile dopo l’allegagione, effettuare un intervento fogliare a base di rame ossicloruro alla dose minima indicata in etichetta, per contrastarne la diffusione sulla giovane vegetazione ed evitare l’insorgenza di altre eventuali problematiche di natura crittogamica.

Al momento, il grado di infestazione di altri parassiti, quali: Euphyllura olivina (cotonello dell’olivo), Saissetia oleae (cocciniglia mezzo grano di pepe dell’olivo), Palpita unionalis (margaronia o tignola verde dell’olivo) e Prays oleae (tignola dell’olivo), nei siti monitorati, è da considerarsi nella norma e non necessita di specifici interventi fitosanitari.

Per quanto riguarda il Tripide dell’olivo, è di fondamentale importanza in questa fase, il monitoraggio degli adulti svernanti; qualora la loro presenza superi la soglia d’intervento, occorre tempestivamente intervenire, al fine di evitare o limitare la comparsa della generazione primaverile, che per la specifica etologia sarà molto più difficile da controllare. La soglia di intervento è rappresentata dal 10% dei germogli attaccati e da 5 adulti /m² rilevati con il metodo del frappage.

In regime di agricoltura biologica si consiglia di intervenire con prodotti a base di piretrine. L’impiego del rame ha effetti indiretti sulla mitigazione dei danni da tripide, in quanto agisce nei confronti degli agenti fungini inibendo l’insorgenza di infezioni secondarie a carico delle giovani drupe colpite (V. Maione, S. Zavaglia, C. Leto – L’informatore Agrario “Speciale olivo e olio” n. 42/2018 pag. 36-38).

In agricoltura integrata si consiglia l’impiego di prodotti a base di deltametrina, alle dosi riportate in etichetta.

 

Di Saverio Zavaglia e Vincenzo Maione

 

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