Piante officinali in Calabria

La programmazione dell’ARSAC per le piante officinali nei prossimi anni

Stabilire quali specie di piante officinali introdurre in un determinato contesto ambientale, non può prescindere dalla valorizzazione di ciò che è già presente sul territorio in esame, sia in termini di specie coltivate, sia spontanee.

La Calabria conta un enorme patrimonio etnobotanico, legato a tradizioni che, a volte, caratterizzano inequivocabilmente intere aree del territorio regionale.

Fanno parte della tradizione agricola calabrese le coltivazioni di cedro dell’Alto Tirreno Cosentino, quelle di bergamotto nel Reggino, di gelsomino nella Locride e di liquirizia sul versante ionico cosentino e crotonese.

In Calabria, moltissime specie botaniche spontanee vengono ancora raccolte e utilizzate a scopo alimentare, oppure entrano a pieno titolo nella farmacopea popolare.

Sulla base di quanto già strategicamente avviato in altre zone, per la rivalutazione di aree marginali e in generale del settore agricolo, sarebbe importante promuovere la destinazione di alcuni territori agricoli alla produzione di piante officinali con specie adatte all’ambiente pedoclimatico, facilitando il controllo diretto della filiera totale a partire dalla materia prima.

Le condizioni di fattibilità per poter avviare tali coltivazioni sono: la conoscenza di quali piante coltivare, quali terreni ed attrezzature siano indispensabili, quanta manodopera si debba avere a disposizione, quali macchinari siano necessari, quali siano i costi di produzione e/o trasformazione, quali siano le rese ed i redditi e, soprattutto, come commercializzare i prodotti.

È necessario procedere alla organizzazione/programmazione di processi di formazione a livello locale per gli operatori agricoli (e tutti gli stakeholder), attraverso apposite sinergie tra le Istituzioni competenti sul territorio, coinvolgendo gli esperti degli Enti di ricerca in questa programmazione, considerata la grande specificità e diversificazione del settore delle officinali.

Occorre “fare sistema” ma anche realizzare una ristrutturazione (o meglio strutturazione) della filiera, ci rendiamo conto che oggi il settore ha una grande carenza soprattutto per quanto riguarda la meccanizzazione di alcune operazioni colturali, nello specifico servirebbe una gamma di macchine agricole medio piccole e multifunzionali, per ridurre i costi di produzione.

La liquirizia e l’origano in Calabria sono oggetto di  importazione,  sia per la ridotta capacità produttiva regionale, sia per il prezzo che rende più competitivo il prodotto estero che ha minore qualità L’attivazione di  processi di certificazione e promozione delle produzioni di piante officinali come prodotti tipici della tradizione e dei territori è un percorso per la riduzione delle importazioni.

Risulta abbastanza chiaro che l’individuazione delle piante officinali più idonee ad essere coltivate sul territorio calabrese debba tener conto di numerosi fattori, non solo di tipo strettamente ecologico-ambientale, ma anche (e soprattutto) economico e persino culturale. Il lavoro fatto negli anni passati: l’acquisizione dei dati relativi al censimento della flora officinale spontanea del territorio, insieme ai dati relativi  all’ambiente pedologico; al fitoclima e alla fitogeografia; tenendo conto della conservazione e rispetto della biodiversità, del rispetto e valorizzazione delle tradizioni del territorio, nonché dell’orientamenti del mercato in materia di piante officinali ci ha consentito di individuare delle unità territoriali ambientali con l’indicazione delle piante officinali coltivabili.

Nei prossimi anni con il lavoro dell’ARSAC ci proponiamo di ampliare le superfici destinate alla coltivazione di officinali, contemporaneamente è necessario indirizzare le scelte: ad esempio, le essenze tipiche della flora mediterranea cresceranno bene nelle zone costiere, mentre in aree geografiche più temperate saranno altre le specie da coltivare.

Un secondo aspetto da tenere in considerazione è il target produttivo, valutando quali fra le essenze indicate per quella particolare zona geografica sono le più richieste dal mercato, in che quantità, e durante quali periodi dell’anno.

Conservazione e rispetto della biodiversità

La prima attività del lavoro dell’ARSAC riguardo alle piante officinali sarà quella di  conservare e rispettare la biodiversità ecosistemica:

Molto deve essere fatto nel campo delle piante medicinali e della loro importanza nel discorso più generale dello studio e della preservazione della biodiversità.

Nel caso specifico delle piante officinali, riteniamo che il loro utilizzo, basato sia sulla raccolta tradizionale in natura, sia sulla coltivazione su superfici più o meno ampie, in alcuni casi possa contribuire a causare perdite di biodiversità. Ciò può avvenire attraverso i seguenti meccanismi:

– Alterazione e perdita degli habitat dovuta al sovrasfruttamento delle risorse.

– Introduzione di specie aliene

Nella Regione Calabria si registra l’eccessivo sfruttamento di specie prelevate dei territori anche per scopi banali, basti pensare alla raccolta incontrollata delle specie fungine, oppure alla raccolta di fiori rari e pregiati a scopi collezionistici.

Per molte specie officinali, ricorrere alla raccolta diretta sul territorio innesca una problematica tutt’altro che banale, soprattutto alla luce delle restrizioni imposte dalle normative comunitarie in materia di difesa e conservazione di peculiari ecosistemi vegetali (Direttiva Habitat 92/43/CEE).

Tra le principali causa di perdita di biodiversità, in Italia e nel mondo, ci sono le cosiddette “specie esotiche invasive”. Si tratta delle specie di piante originarie di altre regioni geografiche (volontariamente o accidentalmente introdotte sul territorio nazionale), che hanno sviluppato la capacità di costituire e mantenere popolazioni vitali allo stato selvatico e che si insediano talmente bene da rappresentare una vera e propria minaccia.

Allo stato attuale, in Calabria sono note con certezza 247 specie aliene, di cui 113 casuali, 105 naturalizzate e 29 invasive. La scelta delle piante officinali da coltivare in Regione è stata fatta in modo da non aumentare il numero delle specie invasive.

 Tra le prime venti specie a maggior valenza economica (Rapporto ISMEA) solamente ginseng, pepe nero, noce moscata, china, tiglio ed ippocastano non sono coltivate in Italia

Possiamo affermare che, allo stato attuale, le specie di maggiore interesse per il mercato nazionale risultano essere le seguenti: Mirtillo nero, Vite rossa, Zafferano, Ginkgo, Cardo mariano, Finocchio, Passiflora incarnata, Camomilla, Genziana, Cipolla, Origano, Valeriana, Rosmarino, Cartamo, Liquirizia, Rabarbaro, Assenzio romano, Aglio, Aloe, Coriandolo, Anice, Meliloto, Carciofo, Echinacea angustifolia.

Di tale elenco si è tenuto ampiamente conto nell’effettuare la scelta delle specie da proporre per essere saggiate nei vari contesti pedo-climatici che caratterizzano le Unità Territoriali Ambientali della Calabria.

piante officinali
ELENCO DELLE PIANTE OFFICINALI DA SAGGIARE. LORO RIPARTIZIONE TERRITORIALE

La lista delle piante officinali da saggiare sul territorio della Regione Calabria è stata così definita:

Piante officinali della tradizione, la cui coltivazione deve essere promossa ed incrementata nelle aree già interessate in passato da queste colture, dove costituivano una fonte di reddito non indifferente. Si tratta, nello specifico, del Cedro di Diamante nell’Alto Tirreno Cosentino; del Bergamotto nell’area del Reggino; del Gelsomino nell’area della Locride;  della Liquirizia nel Versante Ionico, in particolare quello cosentino. Si inseriscono, in questo contesto, tre specie da fibra coltivabili anche per lo sfruttamento dei loro principi attivi. Parliamo della Canapa nell’area del Vibonese, del Lino sull’Altopiano Silano e del Cotone nell’area del Marchesato di Crotone e della Ginestra odorosa sull’intero territorio regionale.

Piante officinali che, in Calabria, fanno parte della flora nativa oppure da tempo introdotta in coltura, da sperimentare nei siti maggiormente vocati dal punto di vista pedo-climatico. Si tratta, nello specifico, di: Alloro (Laurus nobilis); Anice nostrano (Pimpinella anisoides); Arancio amaro (Citrus x aurantium), Biancospino (Crataegus ss.pp.); Cardo mariano (Sylibum marianum); Carciofo selvatico (Cynara cardunculus); Castagno (Castanea sativa); Chinotto (Citrus myrtifolia); Cipolla (Allium cepa); Elicriso (Helichrysum italicum); Equiseto (Equisetum arvense); Iperico (Hypericum perforatum); Issopo (Hyssopus officinalis); Gentiana lutea (Gentiana lutea); Lavanda (Lavandula angustifolia); Lentisco (Pistacia lentiscus); Luppolo (Humulus lupulus); Malva (Malva sylvestris), Melograno (Punica granatum); Nasturzio (Nasturtium officinale); Nocciolo (Corylus avellana); Noce (Juglans regia); Ontano (Alnus glutinosa); Origano (Origanum heracleoticum); Ortica (Urtica dioica); Pungitopo (Ruscus officinalis); Rosmarino (Rosmarinus officinalis); Salvia (Salvia officinalis); Resedea (Reseda luteola); Ricino (Ricinus communis); Robbia (Rubia peregrina); Rosa (Rosa canina s.l.); Tarassaco (Taraxacum sectio taraxacum; alias T. officinale sensu latissimo!); Valeriana (Valeriana officinalis).

Piante officinali, attualmente richieste dal mercato, che non fanno parte della flora nativa calabrese ma potrebbero adattarsi con successo all’ambiente della nostra regione. Nello specifico: Aloe (Aloe vera); Agave (Agave ss.pp.); Cartamo (Carthamus tinctorius); Echinacea (Echinacea purpurea); Ginko (Ginko biloba); Ippocastano (Aesculus hippocastanum); Jojoba (Simmondsia chinensis); Pepe rosa (Schinus molle); Piretro (Tanacetum cinerariifolium); Stevia (Stevia rebaudiana); Zafferano vero (Crocus sativus).

 

La domesticazione la  coltivazione delle piante officinali spontanee

Si proseguirà il lavoro di domesticazione ai fini della coltivazione delle seguenti specie:

Pimpinella anisoides

Foeniculum selvatico subsp piperitum

Lavandula multifida

Humulus lupulus.

Relativamente alle altre due specie locali: liquirizia e origano, di cui è già stato avviato il processo di moltiplicazione e la standardizzazione delle tecniche culturali, si lavorerà nella prospettiva di aumentare le superfici coltivate viste le importazioni delle due specie e la presenza di realtà di trasformazione già esistenti, quella della liquirizia addirittura ultra centenaria.

Per la moltiplicazione  delle piante spontanee da testare in coltivazione si utilizzerà sia la Micropropagazione in vitro (presso il centro sperimentale di Molarotta (CS) dotato dell’attrezzatura adatta per poter operare), sia la moltiplicazione presso i CSD coinvolti nel progetto (terriccio, alveoli, fitormoni etc. ).

Sono previste inoltre prove di coltivazione e giornate dimostrative presso i CSD (per testare sia i mezzi tecnici sia poter effettuare prove dimostrative di meccanizzazione).

 

Meccanizzazione nel settore piante officinali

 

Le aziende di piccole dimensioni, che praticano le colture anche in terreni marginali, necessitano di un tipo di meccanizzazione in grado di eseguire le operazioni colturali operando in appezzamenti, anche collinari, di dimensioni medio-piccole e con ridotti spazi di manovra in capezzagna.

Inoltre, le macchine operatrici devono offrire anche la capacità di operare con adeguata velocità ed accuratezza nei confronti del prodotto e conservarne il livello qualitativo.

L’aumento della capacità lavorativa per l’esecuzione delle operazioni nel ridotto periodo utile e l’estensione dell’utilizzo di hardware e software specifici per l’incremento del controllo automatico delle macchine motrici ed operatrici nell’esecuzione delle operazioni colturali sono le priorità di sviluppo richieste nella meccanizzazione di tutte le colture con particolare riferimento, anche in questo caso, alle necessità del controllo delle malerbe e della raccolta dei prodotti.

L’ARSAC lavorerà in questa direzione cercando soluzioni ecocompatibili ed economicamente sostenibili per il consolidamento della competitività delle aziende che spesso rappresentano un baluardo contro l’abbandono delle terre ed il conseguente degrado ambientale. Saranno contattate case produttrici e si svolgeranno prove dimostrative per verificare l’efficacia delle macchine individuate. Sarà attivata anche una consulenza meccanica per realizzazione e/o adattamento delle macchine agricole per la coltivazione delle piante officinali.

 La trasformazione

 

La trasformazione è un imperativo per offrire la possibilità a produttori medio-piccoli (realtà predominante in questo settore) di poter accrescere il valore delle loro materie prime attraverso la trasformazione delle stesse.

Le attrezzature necessarie per la trasformazione completano la filiera produttiva delle piante officinali. Esse devono essere scelte con l’obiettivo di rispettare fedelmente le sostanze ed i principi attivi contenuti nella pianta trattata.

 

Il Centro Sperimentale e Dimostrativo di Lamezia Terme ha già un laboratorio per la trasformazione delle piante officinali, che ha incrementato negli anni le attrezzature per l’estrazione dei principi attivi, le ultime attrezzature acquisite sono il distillatore  frazionato e il sonicatore, il lavoro consisterà nell’eseguire sulla stessa specie processi estrattivi diversi e valutarne successivamente la qualità e i quantitativi, la fase di valutazione sarà svolta in collaborazione con il Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione dell’Unical (estrazione biomolecole dalle colture tradizionali quale Cedro, Bergamotto e Liquirizia; valutazione degli estratti  delle piante del progetto con procedimenti diversi, estrazione in corrente di vapore, estrazione con solvente ad aria compressa, sonicazione, etc.). al fine di appurare tempi di estrazione e qualità dei principi attivi migliori.  A lunga scadenza lo stesso lavoro sarà fatto sulle specie che vengono raccolte dallo spontaneo.