I contributi tecnici dell’Arsac al 1° Forum della Sostenibilità di Morano Calabro

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I CONTRIBUTI TECNICI DELL’ARSAC AL 1° FORUM DELLA SOSTENIBILITÀ DI MORANO CALABRO

 di Angelo Pagliaro

Si è svolto nei giorni 26, 27, 28 Aprile 2019 a Morano Calabro (CS) il 1° Forum della sostenibilita’organizzato dall’Associazione “Laboratorio di Urbanistica e Architettura LUA” in collaborazione con l’Amministrazione Comunale del paese ospitante e il patrocinio di: Regione Calabria, Provincia di Cosenza, Ente Parco Nazionale del Pollino ed altre Istituzioni. Nell’ambito di questa iniziativa, strutturata in sessioni tematiche (Economia circolare, distretti del cibo, biodiversità ed economia locale, ecosistema integrato, paesaggi sensibili e comunità, prospettive,  pratiche e azioni) l’ARSAC ha offerto il suo contributo tecnico con due relazioni del Dott. Luigi Gallo, sui seguenti temi:

  • Segale, il cereale rustico dei parchi nazionali calabresi”;
  • Tipizzazione dei Tartufi del Pollino e ricadute economiche per il territorio”.

cariossidi di segale

Nella prima relazione, il tecnico dell’ARSAC ha precisato che la segale, (Secale cereale L.,) è una graminacea che predilige i climi freddi e perciò è molto diffusa nei paesi del nord e dell’Est Europa ma, essendo molto rustica, riesce a produrre anche in condizioni estreme di siccità. Le cariossidi di questo cereale hanno un alto contenuto di amido, un polisaccaride importante per l’alimentazione umana. Dai dati Istat risulta che la Calabria, nell’ultimo decennio, si è classificata al primo posto per superficie investita con oltre 1.400 ettari coltivati a segale, seguita dalla Lombardia con circa 800 ettari. Tra le varie curiosità, il relatore ha sottolineato che in Calabria, la segale, si coltiva da secoli negli ambienti ricadenti nei perimetri dei tre Parchi nazionali calabresi ( Aspromonte, Pollino e Sila) che superano i 750 metri s.l.m. Nei dialetti calabresi questo cereale viene chiamato “Irmanu”, “Irmana, Iermanu, Iermana,Granuiermanu” tutti nomi di chiara derivazione tedesca. nazione dalla quale fu importata nei secoli passati.

pianta di segale

Gli anziani ricordano che veniva utilizzata per produrre solo pane mentre ora, anche nella nostra regione, dalla molitura della segale si ottengono diversi tipi di farine sia integrali che bianche, utilizzate nella preparazione di vari prodotti che soddisfano la crescente richiesta di pasta e di altri prodotti la cui origine andrebbe certificata con marchi territoriali “di Calabria” o “dei Parchi della Calabria”. Da un’analisi economica della coltivazione della segale in Calabria, ha concluso il relatore, è emerso che questa coltura, oltre ad incrementare i redditi agricoli permette di salvaguardare la biodiversità per la presenza di diverse popolazioni e nello stesso tempo può frenare il già grave fenomeno dell’abbandono delle aree interne.

 

Tartufo nero calabrese

Nella seconda relazione riguardante il Tartufo calabrese, Gallo ha evidenziato i risultati ottenuti in queste prime fasi di indagine effettuate in collaborazione con il CNR di Perugia e l’associazione “Il tartufo e la sua cultura” ed ha elencato le specie di tartufo più diffuse nell’area del Pollino, sottolineando la necessità di caratterizzarle al fine di evitare che vengano commercializzate come prodotti tipici di altre regioni/località. Il tartufo è un fungo molto versatile che si presta a varie utilizzazioni: impreziosisce i formaggi, i salumi, la pasta ed entra a pieno titolo nella preparazione di sughi e salse varie. La ricerca presentata dal tecnico dell’ARSAC, si è potuta concretizzare grazie ai finanziamenti del Comune di Castrovillari e del relativo accordo di collaborazione con ARSAC e CNR. Nel corso della relazione, l’agronomo si è soffermato sugli obiettivi da perseguire e sui risultati attesi precisando che alcune ricerche, basate su analisi molecolari, condotte dal CNR di Perugia, hanno evidenziato la possibilità di tipizzare tartufi di differente origine geografica differenziando le popolazioni di Tuber magnatum del sud Italia da quelle provenienti da altre zone di produzione. Le metodiche di analisi molecolari (analisi del DNA), consentono di identificare con precisione le varie specie e di conferire loro i marchi di qualità (De.Co., IGP, DOP, ecc.). In conclusione, Gallo ha affermato che alcune importanti ricadute economiche si sono già registrate a seguito della pubblicazione dei primi risultati della ricerca; alcuni imprenditori locali, difatti, hanno deciso di investire i loro capitali nella produzione di pasta e di altri prodotti lavorati con tartufi calabresi.

 

Angelo Pagliaro

Divulgatore agricolo ARSAC – Giornalista

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